Violenza sessuale
Devono essere definiti violenti tutti gli atti sessuali
compiuti da una o più persone su un’altra persona, contro la sua volontà o
in tutti i casi in cui la persona abusata non è consapevole di quanto stia
avvenendo. Il codice penale Italiano distingue tra Violenza carnale e Atti di
libidine violenti. La violenza carnale avviene quando la vittima subisce una
penetrazione anale o vaginale. Gli atti di libidine sono tutti quegli atti
orientati a produrre eccitamento sessuale nel loro esecutore, mediante
contatto fisico con parti del corpo della vittima.
Si deve considerare abuso un atto sessuale delle due
categorie sopra riportate quando venga compiuto:
- usando la violenza
- usando la minaccia
- su persone di meno di 14 anni
- su un minore di 16 anni affidato a chi compie l’atto
- su una persona incapace di capire cosa stia
succedendo a causa di problemi fisici o psicologici
- su una persona tratta in inganno
L’abuso sessuale costituisce una grave violazione dei
diritti e della dignità di una persona, e crea gravissimi problemi a chi la
subisce. Nei casi di abuso, non ci troviamo mai di fronte a qualcosa che abbia
a che vedere con la sfera della sessualità. Infatti la sessualità è un
momento di incontro piacevole tra due individui che provano reciproca
attrazione. L’abuso è solo una manifestazione di forza con cui l’aggressore
cerca di dimostrare a sé stesso o agli altri il proprio potere. La violenza
carnale sulle donne delle popolazioni sconfitte in guerra era largamente
praticata nel passato e, sebbene gli eserciti moderni la vietino, sia durante
la seconda guerra mondiale, sia nelle guerre contemporanee che continuano a
insanguinare il mondo odierno, è stata e viene utilizzata come strumento per
umiliare e annientare psicologicamente l’avversario. In ambienti criminali
viene usata come punizione e minaccia, così come viene praticata nelle
istituzioni carcerarie come affermazione di potere della banda dominante.
Associare la violenza sessuale alla forza e al potere è
una tradizione presente in molte culture umane primitive. Gli atti sessuali
vengono, infatti, considerati una manifestazione di energia vitale e l’erezione
maschile il simbolo della potenza. Ovviamente si tratta di una confusione
simbolica dovuta a semplificazione, ignoranza e percezione distorta. C’è da
ritenere che in coloro che compiono abusi sessuali, l’eccitazione sessuale e
l’aggressività non vengano ben distinte l’una dall’altra. Questo
dipende sia dalle convinzioni presenti nell’ambiente culturale di
provenienza (ad es. nelle fasce sociali più emarginate gli episodi di
violenza sono frequenti e tollerati), sia da convinzioni elaborate a livello
personale. In genere l’abusatore è una persona ostile che si sente
sessualmente rifiutato e che manifesta odio e disprezzo verso le sue vittime.
Compiendo l’abuso prova l’eccitazione della vendetta e della sua
affermazione personale verso un ‘nemico’ creato dalla sua mente. Non è un
caso che molti mariti pratichino gli abusi sessuali verso le loro mogli
ritenute ‘colpevoli’ di mancanze nel rapporto coniugale. In Italia l’abuso
sessuale è stato tollerato sino a pochissimo tempo fa e i processi per stupro
venivano condotti all’insegna del più marcato disprezzo verso la vittima,
verso la quale veniva scaricata la responsabilità di aver, in qualche modo,
attivato la "naturale eccitazione" del colpevole.
Pedofilia
Come abbiamo visto, il Codice Penale Italiano punisce
chi compie atti di natura sessuale su minori di 14 anni o su minori di 16
quando essi siano sotto la tutela di chi compie gli atti.
Gli atti sessuali compiuti verso un bambino, a
prescindere che ci sia violenza o meno, rappresentano un grave crimine che
segna pesantemente l’esistenza futura di chi ne sia vittima. Nei primi anni
di vita e durante l’adolescenza, le esperienze si fissano stabilmente nella
nostra identità, condizionando tutto il suo futuro affettivo e sessuale. Va
inoltre sottolineato che, se l’abuso sessuale verso persone adulte può
essere visto con maggior indulgenza in alcune culture primitive e maschiliste,
l’abuso di bambini è universalmente condannato, il che mette l’abusatore
in una condizione di perfetta e totale consapevolezza rispetto al crimine che
sta compiendo. Molti pedofili si giustificano definendo la loro condizione ‘una
malattia’. Questo è sicuramente vero, ed è provato che la maggior parte di
loro sono persone che da bambini hanno subito le stesse violenze che
infliggono alle loro vittime. Tuttavia c’è da chiedersi come mai, invece di
curarsi spontaneamente, sino a che restano impuniti continuano le loro azioni.
Anche nel caso dei pedofili ci troviamo di fronte ad una confusione tra
delirio di potere ed eccitazione sessuale, ma in maniera molto più grave di
quanto avviene nei violentatori di adulti: non è un caso che le rare volte in
cui i bambini tentino di sottrarsi alle sevizie, vengano quasi sempre uccisi.
La pedofilia è, al tempo stesso, un crimine ed una grave malattia sociale.
Chi se ne rende colpevole deve essere isolato e messo in condizione di non
nuocere. La società deve reagire a questo male che si porta dietro
sviluppando tutte le misure educative e preventive verso le famiglie e l’ambiente
scolastico. Va ricordato che l’80% dei casi di violenza sessuale su minori
avviene tra le mura domestiche, da parte di genitori, zii, amici di famiglia e
simili, mentre non sono pochi i casi in cui il crimine viene commesso da
educatori, insegnanti, personale di collegi e istituti, ecc. Le grida
allarmistiche lanciate nell’ultimo anno in Italia con toni esaltati e
intenti criminalizzatori di qualsiasi manifestazione di sessualità, di fatto
servono solo a creare il mito dei ‘mostri’, lasciando credere che essi si
annidino nei giardini pubblici o su Internet mentre si stia al sicuro solo in
famiglia. In realtà le campagne sessuofobiche di ispirazione clericale,
servono solo ad intorbidire le acque e bloccare qualsiasi analisi consapevole
dei problemi della sessualità, ed è proprio in queste torbide acque che il
crimine sessuale si nasconde meglio e può colpire indisturbato.
Molestie sessuali sul luogo di lavoro
Richieste ripetute e insistenti di rapporti sessuali, da
parte di persone che possiedono un’autorità nell’ambiente in cui esse
avvengono e sono rivolte a persone di rango inferiore, costituiscono una
molestia sessuale anche quando non siano accompagnate da atti fisici. I
molestatori si giustificano spesso adducendo sincero amore verso le loro
vittime, ma, in realtà, ciò che fanno è utilizzare il loro ruolo di
capufficio, proprietario, superiore, ecc. , per soddisfare una pervertita
equazione:
ho potere e quindi posso disporre sessualmente di chi
è gerarchicamente sotto di me.
E’ un atto di potere e di umiliazione ben diverso dall’amore,
molto simile allo Jus primae noctis (il diritto di passare la prima notte di
nozze con le spose novelle) che i signorotti medievali esercitavano come forma
di minaccia e oppressione dei loro sudditi. Purtroppo è un fenomeno più
diffuso di quanto non si creda, anche se molte vittime preferiscano
minimizzare e subire per non aver conseguenze sulla carriera. Il fatto che
alcuni sottoposti utilizzino tecniche di seduzione per ottenere vantaggi
professionali, è un altro fatto che può configurarsi come una forma di
prostituzione consenziente.
La molestia presuppone che uno dei due non accetti il
gioco, anche se si svolge solo su di un piano verbale, e che, dopo aver
mostrato di non gradire certe attenzioni, sia costretto a subire pressioni,
minacce o ritorsioni sul piano professionale.
Difendersi dalla violenza sessuale
Non è vero che siano vittime di violenza sessuale solo
le persone che adottano comportamenti a rischio o che non siano capaci di
difendersi con risolutezza.
Lo stupro può avvenire ovunque, anche di giorno, alla
fermata dell’autobus, in un aula scolastica, dentro la propria casa. Quanto
alla possibilità di difendersi, va detto che alcune situazioni di terrore paralizzano il nostro
corpo e ci impediscono di reagire. Va inoltre considerato che le reazioni possono
spesso innescare maggiori violenze che arrivano all’assassinio della
vittima: quando il violentatore si vede frustrato il suo tentativo di mostrare
la sua onnipotenza si comporta come se avesse di fronte un nemico in
combattimento. Tuttavia si possono dare alcuni consigli utili per stare più
tranquilli:
- Non fidarsi mai delle apparenze, il violentatore può
essere chiunque.
- Conoscere bene le persone con cui si rimane soli in
situazioni a rischio.
- Al primo sospetto assumere atteggiamenti difensivi e
attirare l’attenzione di altre persone o allontanarsi velocemente.
- Se in automobile, staccare le chiavi dal cruscotto e
gettarle fuori dal finestrino: il violentatore si vedrà bloccata la fuga.
- Attenzione a droghe e bevande alcooliche che
diminuiscono la capacità di vigilanza e riducono la sensazione di
pericolo.
- Anche se in luoghi isolati, urlare a squarciagola.
- Denunciare sempre alla polizia tutti gli episodi di
violenza: in genere gli stupratori vengono catturati con più facilità
degli altri criminali.
- Se si subisce violenza, non tenersi il segreto ma
confidarlo immediatamente ad un’amica/o, ai genitori, a chiunque.
- Se il trauma subito è troppo forte, richiedere
qualsiasi forma di assistenza psicologica.
Difendersi dai pedofili
Il compito spetta ai genitori, quando non siano essi
stessi gli autori della violenza. Purtroppo molte madri si accorgono che
qualcosa non va da parte del loro marito, convivente o di altre persone della
cerchia familiare ma restano zitte per vergogna o per complicità. In questo
caso gli insegnanti, i vicini, i parenti non coinvolti, i fratelli e le
sorelle, devono controllare bene la situazione e, se necessario, sporgere
denuncia: ne va dell’esistenza del bambino. Le aggressioni da estranei vanno
prevenute facendo molta attenzione a coloro ai quali il bambino viene
affidato. Va ricordato che, specialmente nelle grandi città, i bambini non
vanno lasciati mai da soli. Non bisogna spaventarli rendendoli diffidenti
verso qualsiasi estraneo, va però creata a intorno a loro una cintura di
protezione che verifichi le intenzioni di chiunque si avvicini loro,
avvertendoli, con parole opportune che non tutti gli adulti che si avvicinano
con gentilezza e affetto, siano da considerarsi con fiducia. Visto che questo
è un sito dedicato ai giovani, invitiamo coloro che abbiano un fratellino o
una sorellina più piccoli a svolgere una parte dei compiti di custodia che
spettano ai genitori.
Difendersi dalle molestie
Qualora si decida di non accettare corteggiamenti
indesiderati, mostrarsi risoluti e mettere il molestatore di fronte alle
conseguenze del suo gesto. Sconsigliabile cercare aiuto all’interno del
luogo di lavoro: i colleghi o i superiori fanno parte del sistema che permette
certe cose, lo accettano e non vogliono rischiare. Se, una volta avvisato, la
situazione continua, rivolgersi ad un avvocato: oggi la legge è abbastanza
severa, nonostante alcune recenti e controverse decisioni della Corte di
Cassazione.