Il sesso è qualcosa che distingue due
individui appartenenti alla stessa specie ma che hanno caratteristiche fisiche
diverse.
Serve a riprodurre una specie.
E’ qualcosa che gli organismi evoluti
utilizzano per garantire la variabilità dei geni all’interno di una specie.
Queste definizioni sono tutte ‘vere’:
E’ quello che i biologi evoluzionisti hanno
potuto osservare da quando esiste la biologia evoluzionista.
E’ vero che le ‘femmine’ e i ‘maschi’
delle diverse specie animali, sono differenti tra di loro.
E’ vero che non è, possibile, fare figli
senza accoppiamento sessuale.
E’ vero che i codici genetici di due
individui della stessa specie si rimescolano in seguito all’accoppiamento
sessuale.
E’anche vero che:
In moltissime specie animali non è possibile
distinguere i maschi dalle femmine, che in
molte specie la riproduzione avviene in maniera asessuata (i recenti
esperimenti sulla clonazione dimostrano che ciò può avvenire anche per la
specie umana) e che la variabilità genetica può avvenire anche per fattori
ambientali. Tuttavia, nell’Uomo la sessualità è stata fondamentale per il
raggiungimento degli obiettivi biologici sopra descritti.
Nel percorso evolutivo della specie umana, il
sesso ha costituito l’elemento che ne ha permesso la riproduzione e l’adattamento
genetico ai vari ambienti che l’uomo ha conquistato nel suo percorso. Ogni
volta che l’uomo si accoppia e si riproduce dà la vita ad un nuovo
individuo che porta un’eredità genetica risultante da un miscuglio dei
diversi caratteri dei suoi genitori. Questo permette che ci siano molti
individui con caratteristiche diverse che possono condurre, sotto la spinta di
condizioni ambientali particolari, alla formazione di nuove popolazioni in
grado di sopravvivere in maniera ottimale, ad esempio, ad un drastico
cambiamento climatico.
Oggi sappiamo che la specie umana ha avuto
origine nelle savane africane, e che i primi individui avevano la pelle scura
e i capelli ricci per assorbire meglio il calore e le radiazioni solari.
Osserviamo pure che, man mano che si procede verso il nord, la pelle si
schiarisce e i capelli divengono lisci e chiari per sfruttare meglio il
ridotto apporto dei raggi solari. Questi utili cambiamenti sono dovuti al
fatto che, con il continuo rimescolamento dei geni, si sono creati casualmente
nuovi individui i quali, laddove le loro caratteristiche si sono dimostrate
più adatte, si sono più facilmente riprodotti. Oggi la tecnologia ha ridotto
l’impatto ambientale sul fisico dell’uomo, e un bianco può vivere al Polo
Nord o all’Equatore tranquillamente, dato che la sua pelle è coperta di
abiti adatti, ma così non era mezzo milione di anni fa.
La riproduzione di nuovi individui umani, ha
bisogno, oltre alla procreazione, dell’allevamento dei nuovi arrivati sino
al raggiungimento della loro capacità a nutrirsi e a difendersi dai pericoli
dell’ambiente, per poi arrivare essi stessi alla maturità sessuale e
ricominciare il ciclo riproduttivo.
In tutte le specie in cui il periodo che
intercorre tra la nascita e il raggiungimento della maturità è piuttosto
lungo, la funzione dei genitori non si limita all’atto sessuale, bensì deve
servire a creare un’organizzazione che protegga il piccolo sino alla sua
maturazione. Nella specie umana questa organizzazione sociale è
rappresentata, innanzitutto dalla famiglia, formata inizialmente da una coppia
adulta che può creare attorno a sé un’organizzazione ramificata che
comprenda nonni, zii, ecc.. Nelle società moderne, le funzioni del clan
familiare sono assunte da entità esterne (asili, baby sitters, scuole, ecc.),
ma il ruolo della coppia è insostituibile, soprattutto nella prima parte dell’infanzia.
Per poter mantenere in maniera ottimale il
legame tra i due adulti che formano una coppia, le scelte che portano due
elementi di sesso opposto a scegliersi reciprocamente sono
basate su elementi complessi: ciò che chiamiamo amore è la
consapevolezza che la persona che ci troviamo di fronte possa stabilire una
relazione duratura e piacevole con noi stessi. Naturalmente non sempre i
segnali che riceviamo sono ‘veritieri’, e quindi, in molti casi, ci
accorgiamo di esserci sbagliati, o perché non avevamo le idee chiare oppure
perché ingannati, ed allora sperimentiamo una viva sofferenza che ci sembra
inspiegabile. In realtà il fallimento amoroso e le sofferenze che lo
accompagnano rappresentano per noi una grave frustrazione delle parti più
profonde della nostra identità di esseri umani, così come la perdita di un
figlio rappresenta il lutto più grave che possiamo provare.
C’è una buona ragione di credere che il
dolore che sperimentiamo in tali occasioni sia il frutto di un lungo e
complesso processo evolutivo atto a garantire che l’accoppiamento e la
riproduzione siano il meno rischiosi possibile e che si debba prestare molta
attenzione sia al partner sia alla prole che viene generata. C’è comunque
da dire che la specie umana, soprattutto nell’ultimo secolo, con il processo
sociale e culturale ha saputo, almeno in parte, liberarsi dagli eccessivi
vincoli del rapporto riproduttivo. Il divorzio consente di riparare agli
errori di un fallimento coniugale, gli anticoncezionali ci permettono una
riproduzione più consapevole, i servizi sociali aiutano i genitori nel loro
compito di allevatori ed educatori. Oggi, nelle società più moderne, molte
persone decidono di vivere da single e conducono un’esistenza soddisfacente
sotto il profilo affettivo e sessuale.
Il sesso, per gli individui, non viene
praticato con la consapevolezza di svolgere una funzione biologica
riproduttiva, bensì per la soddisfazione di bisogni fisici, emotivi e
psicologici. Infatti non sempre la riproduzione di una specie coincide con il
suo benessere: una delle cause di maggior mortalità delle popolazioni animali
dipende proprio dalla sovrappopolazione che priva gli individui delle risorse
necessarie alla sopravvivenza. L’esperienza storica dimostra che alcune
culture praticavano (e forse lo praticano ancora) l’infanticidio come ‘male
minore’ per evitare lo sterminio di intere popolazioni. Quindi, pur nella
consapevolezza che non c’erano risorse sufficienti a mantenere la prole, gli
individui di tali popolazioni non si astenevano dal compiere gli atti sessuali
che la generavano.
E’importante quindi capire che le funzioni
biologiche riproduttive della sessualità, pure essendo connesse al nostro
spazio individuale emotivo e psicologico, mantengono tuttavia un elevato grado
di indipendenza .
Questo ci permette di vivere la nostra vita
sessuale secondo scelte personali che ci garantiscano la felicità , felicità
che non necessariamente si realizza all’interno di una coppia che alleva
figli.
Spiegazioni teoriche a parte, quello che ci
interessa conoscere è perché passiamo la vita a innamorarci, a fidanzarci, a
sposarci, a separarci, ecc. e perché viviamo queste esperienze in maniera
così emotivamente coinvolgente.
Cominciamo col dire che nella specie umana,
generalmente le persone si mettono in coppia per soddisfare una o più delle
seguenti condizioni:
- Provare piacere fisico (tenerezza
eccitazione, rilassamento)
- Sentire che c’è qualcuno che pensa ed
agisce in maniera sincronizzata con la parte più profonda di noi stessi
(sentirsi ‘internamente’ meno ‘soli’ rispetto agli altri)
- Costruire un’alleanza rivolta verso l’esterno
(sentirsi meno ‘deboli’ rispetto alle difficoltà del mondo esterno)
Ma in base a quali criteri scegliamo, tra gli
altri esseri umani, l’individuo che ci attrae di più?
Le preferenze sessuali fanno parte di un
bagaglio personale di esperienza che cominciamo a costruire sin dalla
primissima infanzia. Se passiamo il primo periodo della nostra vita in una
famiglia dove le interazioni fisiche sono spontanee e aperte, abbiamo buone
aspettative di condurre una vita sessuale soddisfacente rivolta alla ricerca
di partner di sesso opposto al nostro. Quando invece non sono presenti tutti
gli elementi necessari (ad es. se uno dei due genitori è inaccessibile o se
si cresce in ambienti tipo orfanotrofi, ecc.), possiamo sviluppare le nostre
preferenze sessuali non necessariamente verso individui del sesso opposto e
stabilire, ad esempio, preferenze omosessuali. L’essere omosessuali, però,
non deve essere considerato una ‘devianza’ o una ‘malattia’, bensì un
adattamento della nostra personalità a preferire un certo tipo di figura
sessuale, anziché un’altra.
I nostri orientamenti sessuali, infatti, sono
determinati da quanto giudichiamo una determinata persona più o meno in grado
di soddisfare alcune preferenze profonde che si sono fissate attraverso le
esperienze della nostra prima infanzia. Questo tipo di esperienza, andando
avanti negli anni, ci fa orientare sulle altre caratteristiche che deve avere
il nostro partner. Alcune sono non-verbali (le ‘sentiamo’ ma non riusciamo
sempre ad esprimerle). Altre le esprimiamo con aggettivi del tipo robusto -
esile, autoritario - permissivo, tranquillo - irrequieto, ecc.
Alcuni di noi si accoppiano per tutta la vita
con individui che hanno la stessa caratteristica; altri sono più elastici;
altri ancora passano con facilità da un tipo all’altro.
Naturalmente le caratteristiche del partner che
cerchiamo cambiano in maniera sincronizzata con i cambiamenti della nostra
personalità che avvengono durante la crescita. Ad esempio è piuttosto raro
che le coppie che si formano durante gli anni della scuola reggano bene
durante l’età adulta. In questo caso il passaggio dall’adolescenza all’età
adulta fa si che uno o entrambi i membri della coppia modifichino il loro modo
di osservare il mondo e che, quindi, il partner non sia più sintonizzato con
le nuove prospettive.