I punti 1-2-3, sottolineano le differenze profonde tra due diversi tipi di
atteggiamento sessuale, mentre i punti 4-5 riguardano la reciproca
incomprensione sul piano della comunicazione dei propri stati emotivi.
Sia i pregiudizi riguardanti le differenze di comportamento, sia quelli sulla
incomprensione, rispecchiano, seppure in maniera esagerata e distorta, la
percezione di due maniere differenti di svolgere il proprio ruolo sessuale in
maniera efficiente.
Nella sezione 1 di questo sito (funzione
biologica del sesso), abbiamo visto come il comportamento sessuale si sia
evoluto in natura in termini tali da rendere possibile la riproduzione e l’allevamento
dei figli sino alla loro maturità. Se esaminiamo i diversi ruoli che hanno i
maschi e le femmine nella specie umana, in questa funzione biologica, e se
consideriamo il comportamento e la sfera psicologico-emozionale strumenti per
agevolare questa funzione biologica, forse potremo creare un modello che spiega
l’origine delle differenze tra i sessi.
C’è da considerare che, molto spesso, si è discusso se le differenze
sessuali siano determinate dalla biologia oppure se siano condizioni imposte dai
sistemi sociali. Questo è, a nostro giudizio, una maniera sbagliata per cercare
di ridurre gli aspetti sgradevoli della diversità sessuale, dato che appare
ovvio che la maggior parte dei sistemi sociali, si sono formati per assecondare
la sopravvivenza della specie umana, e che, quindi i meccanismi culturali si
basano necessariamente sulla necessità di assecondare i ruoli biologici.
Naturalmente alcuni sistemi sociali appaiono profondamente deviati dal loro
compito e incrementano artificialmente la discriminazione tra i sessi per motivi
che non hanno niente a che vedere con le funzioni naturali.
L’Islam e il Cattolicesimo sono portatori di messaggi culturali che
discriminano in maniera negativa la donna, apportatrice di peccato e relegata al
ruolo esclusivo di moglie, madre, suora, o santa, e non c’è alcuna
giustificazione credibile in quella che appare esclusivamente una cospirazione
maschile per mantenere posizioni privilegiate nella società.
Le società capitaliste enfatizzano le differenze tra i sessi in virtù delle
loro esigenze produttive: se devono vendere prodotti di bellezza creano modelli
irraggiungibili di bellezza femminile, mentre se devono vendere articoli
sportivi o veicoli fuoristrada, propongono modelli femminili che sembrano delle
versioni appena ritoccate di Rambo o di Schwarzenegger.
L’approccio ai modelli biologici non deve essere visto, quindi, come
spiegazione unica e indiscutibile delle differenze tra i sessi, ma deve, invece,
servire per proporre un modello verosimile che serva a capire la fonte dalla
quale le differenze hanno avuto origine.
L’elemento fondamentale che costituisce differenza tra maschi e femmine è
la diversa maniera con cui gli individui riproducono sé stessi, ossia, con la
quale possono trasmettere il loro patrimonio genetico ad un nuovo individuo
generato dall’accoppiamento con una persona di sesso opposto.
Il maschio produce, in poche decine di minuti, la quantità di sperma
necessaria a fecondare un ovulo. Dopo l’accoppiamento, che dura anch’esso
una manciata di minuti, il suo compito si è esaurito. La femmina, ha un ciclo
di produzione degli ovuli che dura un mese, dopo l’accoppiamento rimane
incinta per 9 mesi e, per alcuni anni, deve provvedere all’allattamento e alla
difesa del piccolo. Non dobbiamo poi dimenticare che le strutture psicofisiche
dell’uomo contemporaneo sono identiche a quelle che si sono sviluppate quando
il mondo pullulava di bestie feroci, dove la carne non si comprava al
supermercato e dove non si poteva contare sull’assistenza sanitaria.
C’è da ritenere, quindi, che rispetto agli atti sessuali, il punto di
vista delle donne sia un po’ più preoccupato di quello del maschio: l’organismo
femminile, nel suo insieme corpo-mente, deve essere pronto ad affrontare un
compito durissimo e avere buone motivazioni per farlo.
Questo implica che:
- le donne hanno un istinto sessuale più forte dell’uomo, dato che deve
fargli superare le preoccupazioni per il duro lavoro che gli spetta.
- il loro piacere sessuale è più intenso e complesso perché deve
fornirgli un premio che compensi gli sforzi da compiere
- devono garantirsi la vicinanza
di un partner che le protegga dai pericoli esterni, le aiuti nei periodi di
invalidità temporanea nei momenti precedenti e successivi
al parto, e contribuisca al mantenimento e alla difesa dei piccoli.
Questo invalida completamente i pregiudizi 1-2 o, per meglio dire, li
ribalta: data l’importanza che le donne danno al sesso, fanno attenzione a
farlo nella maniera più soddisfacente possibile, allo stesso modo con cui un
intenditore di vini non beve la prima schifezza che gli capita ma si orienta
sulla marca migliore servita alla giusta temperatura. Le stesse argomentazioni
forniscono una valida interpretazione per lo stile di attaccamento classificato
nel pregiudizio 3 come ‘appiccicoso’: la vicinanza psicologica con il
partner è dovuta alla necessità di potervi ricorrere in caso di bisogni che si
venissero a creare in seguito al rapporto sessuale.
D’altronde l’attribuire ‘maialità’, egoismo e infedeltà ai maschi
costituisce un errore: significa ignorare che i maschi, pur avendo una
sessualità diversa e la necessità di mantenere prioritariamente i rapporti con
il mondo al di fuori della coppia (alle nostre origini l’uomo aveva il compito
di cacciare e stabilire relazioni con gli altri membri del clan ai fini di
raggiungere obiettivi comuni di sopravvivenza), nella maggior parte dei casi si
lega stabilmente alla propria partner pur avendo stimoli biologici verso la
procreazione in misura inferiore a quelli di lei.
Possiamo dire che il rapporto dell’uomo con la sua compagna, passa
attraverso una serie di norme di comportamento che egli si impone attraverso
ordini verbali che ripetono quello che gli viene insegnato, mentre per la donna
il coinvolgimento è immediato e passa attraverso il linguaggio delle emozioni.
Una donna ‘sa’, senza che nessuno glie lo dica, che per far crescere un
figlio ha bisogno di un compagno. Ai maschi questo va insegnato dicendogli:
"Se non curi abbastanza la tua compagna e i tuoi figli, sei condannato a
vivere da solo ai margini del tuo gruppo sociale".
Se accettiamo questo dato, dobbiamo concludere che la maggior parte della
comunicazione in una coppia si svolge con due diversi linguaggi: quello delle
emozioni, reale e diretto, in cui le donne sono più a loro agio, e quello delle
parole e delle regole, artificiale e costruito e non sempre adeguato.
Di fronte ad un lupo che ti sta portando via il figlio, è necessario
conoscere la tecnica adeguata per fermarlo mantenendo un ferreo autocontrollo (e
qui gioca bene il linguaggio delle regole), ma per ‘sentire’ il pericolo con
l’intensità necessaria a stimolare una reazione, c’è bisogno delle
emozioni.
I pregiudizi 4 e 5, riguardano il conflitto che si crea quando un evento
viene interpretato in base alle emozioni da uno dei partner, mentre l'altro
segue regole verbali.
Se di fronte ad un tramonto il maschio si ricorda di avere i fari della
macchina fuori posto mentre la femmina rimane incantata dai colori, possiamo
esser certi che il primo verrà accusato di insensibilità mentre la seconda di
irresponsabilità.
Va detto che, comunque, le donne si sono ben adattate al linguaggio verbale e
delle regole, mentre i maschi mostrano grandi difficoltà a comprendere quello
delle emozioni. Va inoltre sottolineato che fattori di adattabilità all’uno o
all’altro linguaggio dipendono parecchio dal tipo di comunicazione che prevale
nel contesto sociale in cui gli individui crescono. In alcune società è
assolutamente intollerabile che i maschi dimostrino emozioni, considerate una
forma di debolezza e di scarso autocontrollo, mentre in altre è più
consentito. Gli Italiani, sino a qualche tempo fa, erano considerati un popolo
che eccedeva nelle manifestazioni emotive, mentre oggi stiamo assistendo ad un
mutamento di atteggiamento che va nella direzione di reprimerle. Le implicazioni
di ciò portano ad un ulteriore confusione, dato che, lo sforzo e la sofferenza
che derivano dal trattenere le proprie emozioni per mostrarsi più ‘forti’,
possono venire interpretati come insensibilità o desiderio di occultare il
proprio stato d’animo. Sul problema delle emozioni e della loro percezione, si
può dare un’occhiata all’articolo "Quando
l’emozione diventa sintomo", disponibile su questo sito nella sezione
della psicologia.
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