Strategie manipolative e strategie comprensive nel dialogo tra generazioni

 

di Vincenzo Minissi

Penso che ci siano, fondamentalmente, due strategie diverse, al giorno d’oggi, di restaurare la comunicazione fra i giovani e le generazioni che li hanno preceduti: una di tipo manipolativo, l’altra di tipo comprensivo. Non è detto che quella manipolativa abbia come scopo deliberato l’inganno e lo sfruttamento dei soggetti coinvolti e che quella comprensiva sia quella più efficace, nell’immediato, a raggiungere l’obiettivo, semplicemente proviamo brevemente ad esaminare come siano differenziate in maniera netta e quali contributi positivi o negativi possano dare al processo di ricreazione di una rete di dialogo tra le diverse generazioni.

Gli attributi di manipolativo e comprensivo, hanno qui una valenza analoga a quella riferibile all’approccio ai problemi della Psicologia Clinica così come analizzati da Vincent Kenny e Georgianna Gardner nel loro recente articolo "Le due Psicologie della manipolazione e comprensione. Changing Conversations" ispirato alle teorie di George Kelly .

Anche grazie al lavoro di supervisione svolto da Kenny in questi ultimi anni presso l’Oikos, attualmente ritengola strategia di tipo comprensivo quella è più adatta per superare i gap comunicativi fra le generazioni, e quindi cercherò di descriverne, per prima, le caratteristiche le possibili applicazioni e le conseguenze.

Così come il terapeuta deve assumersi la responsabilità personale dell’andamento di una psicoterapia, allo stesso modo ritengo che ogni tentativo degli adulti di ripristinare il flusso dell’informazione intergenerazionale, debba basarsi sulla aperta presa d’atto di una serie di errori compiuti dalla generazione nata a cavallo tra la seconda metà degli anni Quaranta e la prima metà degli anni Cinquanta. In pratica la generazione che ha vissuto, nel periodo della sua crescita intellettuale e cognitiva, le fasi cruciali dei cambiamenti culturali degli anni 60 e 70, la crisi del regime partitocratico e l’avvio stentato dell’attuale processo di rinnovamento della Società italiana. Ecco quelli che ritengo siano i principali errori da far emergere:

  1. Aver fornito false aspettative di sviluppo, ricchezza e giustizia sociale.
  2. Aver rinunciato ad ogni sforzo nell’elaborazione di un’etica avanzata da trasmettere alle future generazioni.
  3. Aver dato un’immagine confusa e faziosa della storia recente (diciamo dalla fine della I Guerra mondiale alla caduta dei regimi totalitari dell’Est europeo).
  4. Non aver saputo efficacemente combattere l’immoralità pubblica e privata.
  5. Non aver sviluppato la cultura della curiosità e della conoscenza. 

Le conseguenze dei suddetti errori (relativamente a ciascun punto sopraelencato) possono essere: 

  1. Aver contribuito a generare delusione e conseguente ostilità che hanno originato fenomeni di devianza quali il terrorismo omicida e stragista, la tossicodipendenza, il teppismo gratuito (prima negli stadi, adesso sui cavalcavia)
  2. Aver alimentato il rampantismo, lo yuppismo e tutto il corollario dell’individualismo che ha caratterizzato gli anni 80 e 90.
  3. Aver lasciato che in una società che si apprestava a divenire Europea e multietnica, permanessero sacche preoccupanti di razzismo, intolleranza, e campanilismo (tali da portare alla creazione di movimenti politici che mettono in dubbio la sopravvivenza di uno Stato unitario, aperto,democratico e solidale con i suoi cittadini più deboli) .
  4. Aver alimentato la diffidenza, la sfiducia e, di conseguenza, generato l’idea che la disonestà nei confronti del prossimo fosse cosa vantaggiosa.
  5. Aver contribuito ad un arretramento generale delle risorse intellettuali delle giovani generazioni, riducendo i media a strumenti commerciali, le scuole e le università a centri di qualifica ai fini professionali, banalizzando e impoverendo, anche sul piano estetico, la musica, il cinema, il teatro e quant’altro.

Se accettiamo, le nostre corresponsabilità in tutto questo, potremmo cominciare a dire ai giovani di adesso:  

  1. Ragazzi, non aspettatevi miracoli perchè la situazione richiede l’impegno e il sacrificio di tutti. Churcill divenne Primo Ministro con la strategia comunicativa del "Sangue, Sudore e Lacrime", e perse l’alta carica quando questa strategia fece vincere la II Guerra Mondiale all’Inghilterra. La gente apprezza la franchezza altrettanto quanto tollera l’inganno. Basta fare in maniera giusta la prima mossa.
  2. Vivere in una società significa rispettare gli altri e pretendere di essere rispettati. Anche se ciò comporta il dover abbassare lo stereo, puoi almeno sperare che in una società più rispettosa nessuno te lo rubi.
  3. Spiegare che la Storia, in ogni sua epoca, è il risultato delle componenti causali dei conflitti tra raggruppamenti sociali, economici e nazionali, condizionato da variabili collocate nella dimensione spazio temporale. Forse è un pò complicato, ma in pratica significa che il Nazionalsocialismo non sarebbe potuto nascere senza Versailles e che lo Stalinismo avrebbe trovato terreno poco fertile nell’Est Europa se l’atteggiamento dell’Occidente nei confronti dell’Unione dei Soviet fosse stato ispirato da logiche diverse e se lo sbarco in Normandia fosse stato fatto nell’estate del 43.
  4. La ricchezza pubblica è cosa di tutti. Forse è un pò più esposta perchè è meno protetta dalla naturale attenzione che ognuno di noi dedica alle sue proprietà personali. Ma ha lo stesso valore economico e, forse, qualcosa in più. Per cui ognuno di noi deve dedicare una parte delle sue energie per proteggerla. Non è un compito che va lasciato solo ai giudici o ai poliziotti.
  5. Spiegare che la curiosità e la conoscenza sono state all’origine della cacciata dal Paradiso Terrestre, ma che sono servite all’uomo per uscire dalle tenebre del Medio Evo in cui il misticismo, l’oscurantismo e l’autoritarismo avevano gettato l’essere umano . Questa è la metafora più semplice, vediamo quante altre riusciamo a trovarne. La migliore che mi viene in mente sia quella famosa frase di Goebbels : "Ogni volta che sento la parola cultura la mia mano si avvicina alla fondina della pistola". Poi basta raccontare che fine ha fatto Goebbels, e assieme a lui, almeno altri 30 milioni di esseri umani.

Certamente l’approccio basato sulla comprensione inizialmente sarà più difficile e laborioso; comporterà per ciascuno di noi la necessità di informarsi, esso stesso e per primo, sulle novità che piacciono ai giovani (penso con raccapriccio a quando mi sforzo di ascoltare Jovanotti o Sgarbi o bere, se non altro per sapere di che si tratta, gli infernali intrugli dei pubs per giovani). Ma possiamo evitare questo sforzo? 

Forse sì. Se pur essendo saggi e pieni di utili informazioni, siamo pigri o depressi, se vogliamo affaticare meno il corpo e la mente, allora non ci resta che rivolgerci ai giovani, ancora una volta, come a soggetti in cui instillare, unilateralmente, quelli che noi riteniamo o abbiamo ritenuto essere i concetti di giustizia e verità. Naturalmente, per coprire gli errori commessi in passato, saremo costretti a stendere un velo pietoso su tante cose, altrimenti perderemmo di credibilità, e ogni strategia di tipo manipolativo deve, necessariamente tacere su una serie di aspetti negativi del manipolatore giacchè quasi mai ho visto adempiere all’esortazione di Cristo riguardante i Farisei (" Fate quello che vi dicono ma non comportatevi come loro"). Quindi dovremmo cominciare a:  

Dire che adesso l’economia andrà bene, che il lavoro ci sarà per tutti, che l’ambiente sarà risanato e che ognuno, compiuti i 14 anni, sarà dotato di cellulare, auto o moto di grossa cilindrata e discoteca garantita ogni ora di lezione. Sperando di attirare così il consenso o, perlomeno l’attenzione.

Sorvolare sull’etica, dato che le strategie manipolative violano platealmente il principio etico dell’onestà verso il nostro prossimo. Ed è difficilissimo che il soggetto manipolato non se ne accorga. Può scegliere di essere manipolato o rifiutare, a seconda della convenienza, ma si accorge costantemente che in realtà viene prevaricato e posto su un piano di inequità con il suo interlocutore. Per cui sentirlo parlare di etica lo metterebbe in una posizione contraddittoria, di confusione. "Dammi quello che hai e prendimi quello che puoi" è il normale rapporto che il manipolato si aspetta dal manipolatore, così come il tossicodipendente non si aspetta di essere guarito dal medico del SERT, semplicemente vuole la droga.

Continuare ad ignorare la Storia, poichè la conoscenza di essa, non assolve nessuno mentre ne condanna parecchi.

Dimentificare o giustificare in nome del realismo tutti i ladrocini, gli sprechi e le appropriazioni dei beni della collettività, perchè prima o poi c’è il rischio che si scopra che anche noi non abbia pagato il biglietto del tram o rubato un libro alla biblioteca dell’Università . L’onestà nella cosa pubblica è cosa altrettanto difficile della fedeltà coniugale . Meglio tollerare l’immagine di un Paese di trafficanti e imbroglioni che cambiare, per primi, i nostri comportamenti ammettendo implicitamente che siamo stati tutti educati al rituale cattolico del peccato e dell’assoluzione e che quindi ogni rigore è eccessivo in questa terrena esistenza.

Cultura sì, conoscenza sì ma..... sotto controllo. Il giovane deve conoscere, ma solo quello che è giusto per noi. Per noi maestri di conoscenza che abbiamo votato per Tony Negri, Cicciolina, Craxi e Andreotti. Che abbiamo importato Dallas e abbiamo svuotato le sale cinematografiche (a parte quando proiettano Vanzina e Fantozzi) . Che siamo riusciti, in trent’anni, a passare dal vino dei Castelli alla cocaina. A far sviluppare il razzismo in un Paese che, persino quand’era alleato con i nazisti, respinse, nella sua stragrande maggioranza, la persecuzione contro gli Ebrei. Ma sulla Storia già abbiamo detto che si deve sorvolare.

Può essere che ci vada bene, almeno per un po’.  

Abbiamo già detto che dovendo scegliere tra le due strategie, da qualche tempo preferiamo praticare la prima. Naturalmente, proprio perchè dobbiamo usare la comprensione, non possiamo ignorare o censurare chi preferisce usare la seconda. Anzi, è nostra intenzione collaborarvi il più possibile, confrontare i nostri metodi differenti, far tesoro dei reciproci errori, usare il nostro interlocutore come uno specchio. Usare un atteggiamento alternativo, non antagonista.

Tuttavia anche se, da una parte, siamo abbastanza certi di non poter essere manipolati ( forse proprio perchè manipolatori pentiti), dall’altra siamo ben consci che le strategie di manipolazione si possono presentare in tante differenti forme e che una di queste, falliti i tentativi della confusione e della persuasione, si manifesti sotto forma di autoritarismo. Noi sappiamo che l’autoritarismo, quando è in difficoltà le tenta tutte , historia docet ! Trovando le sue autogiustificazioni anche nell’ambito di comportamenti illeggittimi. Come diceva Eric Fromm nel suo "Essere e Avere" : "Dobbiamo essere innocenti, non ingenui!" Giacchè l’ingenuità di fronte alla prevaricazione è una colpa che non conduce alla realizzazione dell’"Essere Nuovo" auspicata dal celebre filosofo, non abbiamo alcuna intenzione di essere troppo naives e nemmeno di sembrarlo.

Bene, forse è questo lo spirito con il quale dobbiamo cominciare a lavorare per ricostruire, con l’aiuto, soprattutto di noi stessi e delle risorse alle quali possiamo, con oculatezza e rispetto, attingere per sostenere i nostri sforzi di cambiamento personale e sociale.