PERCHE' LI ABBIAMO DENUNCIATI

ATTENZIONE!!!


STIAMO IN RETE PERCHE' SU QUESTA VICENDA EMBLEMATICA SI STA CERCANDO DI FAR CALARE IL SILENZIO. NON E' NOSTRA INTENZIONE SOSTENERE TESI PRECONCETTE O DIFENDERE O CONTRASTARE GRUPPI POLITICI O LOBBIES DI INTERESSE PER PARTITO PRESO.
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Il 12 Febbraio l'avv. Vittorio Marinelli, nostro legale, ha denunciato alcuni personaggi dell'amministrazione capitolina in relazione alla vicenda dell'appalto della Rete Informagiovani del Comune di Roma. Vogliamo di seguito spiegare ai nostri utenti, aldilà del fatto di cronaca quali sono gli oscuri retroscena politico-culturali che questa storia avvilente porterà alla luce.

La brutta storia del servizio informagiovani di Roma che da un anno impegna la nostra organizzazione in una battaglia senza esclusione di colpi contro assessori e burocrati comunali, è qualcosa di più di un normale episodio di mala amministrazione o di incapacità tecnico gestionale.

Chi ha seguito la vicenda saprà che l’Oikos, dopo aver vinto un appalto per la gestione di un centro informagiovani si è accorta che la banca dati pagata a peso d’oro e acquistata a trattativa privata (senza giustificazione) da una coop di Modena, era insufficiente e non aggiornata, che i funzionari comunali che dovevano fare i controlli non si erano accorti di nulla e che, dopo che l’Oikos aveva offerto gratuitamente la banca dati presente su questo sito, il Comune di Roma ha preferito fare un appalto, con clausole che escludevano la possibilità di una nostra partecipazione, che alla fine, ha rivisto aggiudicato la gestione del servizio per una cifra superiore a due miliardi alla stessa coop di Modena. Nessuno ha mosso un dito per evitare che ciò accadesse, a parte la strenua opposizione di una consigliera di Rifondazione, Adriana Spera, la quale, però, ancora non è riuscita ad ottenere spiegazioni sul perché tutto ciò sia avvenuto.
In compenso, con una procedura assolutamente inconcepibile, l’Oikos è stata estromessa dal servizio, senza che alcun provvedimento scritto fosse emesso a riguardo.

E’ un caso oscuro (o forse sin troppo chiaro) di una tendenza presente ancora nella pubblica amministrazione, soprattutto a Roma, che non stupisce più di tanto chi, come noi, è convinto che la strada verso la pulizia e il rigore morale è ancora tutta da percorrere. Quello che però occorre sottolineare in questo episodio, è la novità dell’arroganza dimostrata dai signori che hanno diretto tutta l’operazione.
Da una parte non hanno mai smentito alcuna delle nostre denunce (tra l’altro abbondantemente comparse sulla stampa), dall’altra hanno giustificato la nostra esclusione affermando che i dirigenti dell'Oikos:
"hanno assunto un atteggiamento conflittuale, diffidente e sospettoso nei confronti dei funzionari e degli Uffici dell'Amministrazione Comunale.Tale atteggiamento si è sostanziato in una serie di casi in cui i predetti rappresentanti paventavano ricorsi alla magistratura penale e contabile per una varietà di reati commessi dai funzionari responsabili" .
Vale a dire: "Non si può lavorare con chi, volendo far rispettare le regole, intralcia i nostri affari". E badate bene, tutto questo sapendo, (o quantomeno intuendo) che ci sarebbero state inchieste giudiziarie, che la presenza di Rifondazione Comunista nella maggioranza comunale difficilmente avrebbe fatto passare cose come questa, e, da ultimo, ben sapendo che non ci saremmo mai fatti né intimidire e né corrompere e che avremmo continuato, con le prove che abbiamo raccolte, a combattere contro questa storia anche essendo fuori dalla gestione del servizio.
Hanno semplicemente cercato di mandare un segnale a tutti coloro che si trovano a dover lavorare con la pubblica amministrazione: "Attenzione comandiamo noi! Guai a chi si ribella!" Siamo stati per anni abituati agli intrallazzi di certe forze politiche che, per far sopravvivere le loro clientele e i loro miserabili apparati saccheggiavano abbondantemente le pubbliche risorse. In questo caso, però, compaiono l’arroganza e la prepotenza, completamente fuori di luogo vista la debole statura dei personaggi e, tutto sommato, la loro scarsa dimestichezza con affari che appaiono, immediatamente, più grandi di loro. Ci sono molte altre cosucce che abbiamo scoperto e capito su questa vicenda che ci siamo ben guardati dal divulgare su questo sito, ma che abbiamo inviato con le necessarie prove documentali, all’autorità giudiziaria, che dimostrano la sprovvedutezza, quasi l'ingenuità con cui hanno gestito tutta la vicenda. E stupisce la convinzione quasi superstiziosa che sarebbero bastate poche minacce o promesse per evitare la valanga di fatti evidenti che prima o poi sarebbe caduta addosso a tutti coloro che sono implicati in questa storia.

Siamo di fronte alla storia di sempre: dai Tanassi ai De Lorenzo, dai Craxi ai Previti; la casta degli intoccabili ritiene di poter farla franca e quando si ritrova di fronte all’evidenza delle sue colpe reagisce attaccando e diffamando, oppure invoca, implicitamente, una qualche sorta di immunità. Che si tratti di un ministro, di un assessore o semplicemente di un burocrate con una tessera di partito in tasca, tutti costoro pensano e sperano di poter sfuggire alla regole imposte da un Paese civile e moderno che non accetta più la corruzione. Ma questa è qualcosa di più di una semplice questione morale o giudiziaria: è l’affermazione del diritto di una casta sociale a dominare, utilizzando a propria discrezione le risorse economiche della collettività, la gestione democratica di una città, di una regione, di uno stato. Se un computer che costa un milione viene pagato cinque, dove vanno a finire i quattro milioni che avanzano? Quasi sicuramente verranno utilizzati per rinforzare il sistema di oppressione, di emarginazione e di logoramento di tutti coloro che non si piegano all’accettazione di un regime di disonesti e di incapaci.
Dalle epurazioni dei comunisti dalle forze di Polizia effettuata nel dopoguerra democristiano, alla cacciata dei militanti sindacali dalla Fiat di Valletta, all’emarginazione politica di chi non si piegava alla corruzione mafiosa, alla repressione violenta del movimento studentesco pacifista del 68, la storia recente dell’Italia è piena di episodi analoghi. Sicuramente più drammatici e rilevanti di quanto è avvenuto a Roma nei nostri confronti. Ma allora non eravamo di fronte ad un potere eletto con una maggioranza a forte componente di sinistra a compiere tali azioni.
Che cosa sta succedendo allora? Qualcuno ce lo spieghi. E ci spieghi perché siamo stati costretti a far ricorso ad istanze, procedure d’urgenza, poliziotti, giudici e avvocati per affermare il diritto di avere chiarezza e verità su un affare che ha sempre insospettito noi, la stampa, la pubblica opinione e quella parte del mondo politico che ancora crede che l’amministrazione della cosa pubblica di un paese democratico possa tollerare simili metodi.