LA GALLERIA DELL’ORRORE:
Considerazioni sulla Storia della Tortura in Italia

di Alfonso D’Ippolito

 

"Episodi recentemente documentati e che non hanno fino ad ora provocato alcuna credibile smentita, ci autorizzano a ritenere che l’uso della tortura è ormai entrato a far parte del trattamento riservato ai fermati e agli arrestati, nel corso di operazioni antiterrorismo" così nel febbraio 1982 recitava il prologo di un appello firmato dal Comitato italiano contro l’uso della tortura finalizzato a raccogliere adesioni per lanciare una nuova campagna di informazione.
Il comitato denunciava circostanze inquietanti, tecniche di interrogatorio disumane, uso di particolari sostanze chimiche, e di condizioni mortificanti in tutte le misure di detenzione.
La storia degli anni oscuri è stata per certi versi anche storia di torture.
Da tale storia abbiamo estrapolato una breve ma significativa testimonianza.
"Dopo l’arresto del 1 febbraio la notte del 3 sono entrati alcuni incappucciati e mi hanno trasportato su un pulmino con due uomini (almeno credo dalle voci). Mi hanno comunicato di essere in uno stato di illegalità, insomma ero sequestrata. Mi hanno tolto gli indumenti superiori ed hanno iniziato a palparmi e tirarmi il seno e il capezzolo. Dopo venti o trenta minuti mi hanno portata in uno dei loro appartamenti privati. Qui sono stata denudata completamente e sempre legata e incappucciata e tenuta in piedi hanno cominciato a darmi botte per tutto il corpo. La cosa che mi ha fatto impazzire dal dolore è stato quando mi hanno iniettato o poggiato in vagina e all’ano delle sostanze calde accompagnate da calci sempre in vagina; pizzichi simili a piccole scosse lungo la spina dorsale, accompagnate da botte alla nuca. La cosa più dolorosa è stata quando si sono accaniti sul capezzolo tirandolo e stritolandolo tanto che nei giorni successivi buttava pus in continuazione. Il tutto accompagnato da urla e minacce. Impedendomi di respirare mi hanno costretto a fumare qualcosa di imprecisato con uno strano sapore. Ho sentito un vuoto al cervello e quando mi sono ripresa stavo seduta su una sedia e mi ero urinata sotto (PM Roma febbraio 1982 da Il Manifesto 12.3.82).
Un racconto agghiacciante, che non ha bisogno di ulteriori commenti : e certamente non fu un caso isolato. E’ la stessa Amnesty International, l’organizzazione non governativa mondiale, impegnata nell’affermazione dei diritti umani sanciti dall’ONU a confermarlo. Nei primi tre mesi del 1982 AI raccolse una "mole impressionante" di denunce e di torture in Italia : "Tra le nostre fonti non ci sono solo le dichiarazioni delle vittime. Esistono anche lettere di agenti di polizia che lamentano la frequenza con cui la tortura verrebbe applicata a persone arrestate per terrorismo". (cfr. L’Espresso 21.3.82)
Di certo non v’è alcun dubbio che sulla base dei principi etici più comunemente accettati, la tortura non può essere ammessa per alcuna ragione. L’opinione pubblica coltivata dai media negli anni oscuri e l’esperienza vissuta, a diversi livelli, nelle carceri e durante le indagini, nei vari posti di polizia non furono, tuttavia, molto scalfite da tale considerazione. Anzi . La pratica della tortura in Italia non fu solo il frutto di una iniziativa individuale o delle fantasie sadiche di singoli poliziotti, ma segnò la prosecuzione di un processo repressivo che può trovare le sue radici nella progressiva evoluzione in senso sempre più autoritario degli apparati dello Stato. La legge Reale, le successive leggi speciali, con le quali si legittimarono gli anni di carcerazione preventiva, il rendere il sospetto valido come prova, l’instaurarsi e la piena legittimazione del "fermo di polizia", costituirono il terreno fertile su cui la pratica della tortura attecchì alla perfezione. I governi che hanno diretto la Nazione dalla fine degli anni ’70 mostrarono tutti una identica volontà di applicare una politica di repressione generalizzata, di procedere verso un progressivo restringimento degli spazi per il dissenso e l’opposizione sociale, giustificando tale operato con la necessità di combattere quel dilagante fenomeno del terrorismo, che aveva assestato un duro colpo ai sistemi di regime.
L’affermazione tecnologica, inoltre, diventata più tangibile proprio in quegli anni, aveva dato nuovi contributi ai metodi di tortura. L’ulteriore sviluppo della psicologia sperimentale, i progressi della fisiologia del dolore, lo studio delle soglie, le acquisizioni della fisiopatologia della conoscenza, la scoperta della relazioni di dipendenza e dei movimenti affettivi, gli studi sull’isolamento sensoriale e sui riflessi condizionati, l’applicazione della "scoperta" dell’elettroshock, l’introduzione di farmaci psicorivelatori, psicolettici e psicodifrattivi allargarono notevolmente l’orizzonte dei procedimenti di tortura, contribuendo a produrre pesanti ombre su tutta la storia dei diritti dell’uomo.
Si delineò, così, una interminabile galleria dell’orrore che condizionò notevolmente la vita democratica e portò all’affermazione di procedure allucinanti.
Le ceneri di tali procedure, ancora, non completamente spente interrogano l’uomo contemporaneo, alle porte del terzo millennio. E’ ancora in gioco la capacità delle istituzioni di garantire a tutti i cittadini il rispetto della loro condizione umana.

da "La tortura in Italia". Roma 1982.

 

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