Orrore e morte alla stazione 

Da "l'Unita"' del 3 agosto 1980
di Angelo Scagliarini

 

E’ stato quasi certamente un atroce attentato fascista. Per ore e ore, dopo la tremenda esplosione che ha seminato morte e distruzione alla stazione ferroviaria di Bologna, l'ipotesi agghiacciante del mostruoso gesto criminale aveva affiancato quella della sciagura. Come se la ragione non volesse accettare l'idea che non potesse essere altro che il caso. Invece, a tarda sera, sotto le macerie è stato localizzato il punto dell'esplosione di un ordigno, un buco - sul pavimento di pietrini bianchi - con il diametro di circa un metro e mezzo ed una profondità di una ventina di centimetri. È stata una scoperta che ha dato credito alle telefonate che, prima, a Roma e a Torino avevano rivendicato al «Nar», i «nuclei armati rivoluzionari» fascisti, la responsabilità del crimine. Il magistrato Luigi Persico ha detto: «E’ una traccia decisiva. Stamattina si poteva parlare di caldaie a gas, di tutto. Adesso no».

Alla stazione di Bologna le lancette degli orologi elettrici si sono bloccate sulle 10,25. Un'intera ala dell'edificio, quella dove si trovavano le sale di aspetto di prima e seconda classe, il ristorante-tavola fredda, l'accesso al sottopassaggio, gli uffici dell'archivio dell'amministrazione ferroviaria e quelli della società Ciga che ha in gestione i servizi di ristoro, è crollata. E’ scomparsa in una nube nera di fumo e polvere dopo un tremendo, cupo boato che ha accompagnato una fiammata - hanno detto alcuni testimoni superstiti - rossa e gialla. Alle 19,30 i morti erano settantasei, i feriti oltre duecento di cui una quarantina gravissimi. Ma sono cifre destinate ad aumentare. I feriti sono sparsi in tutti gli ospedali della città e della provincia, altri sono stati trasferiti fino a Padova. Il disastro, la tragedia, il massacro è tremendo. E un incubo senza senso che però non si dissolve. Passano i secondi, i minuti e il mostro prende sempre più corpo. Vorresti essere dappertutto, ma non lì sul piazzale della stazione. Una bolgia infernale: urla, grida, invocazioni, pianti, sibili di sirene. Si incrociano rumori meccanici e suoni della disperazione umana.

Una disperazione incredula. Dalle montagne di macerie spuntano enormi travi di legno e ferro. E' stato un crimine orribile, legato quasi sicuramente al sesto anniversario della strage dell' Italicus, che cade domani. Quel treno, il 4 agosto del 1974, avrebbe dovuto esplodere alla stazione centrale di Bologna. Scoppiò invece allo sbocco della galleria dell'Appennino, a San Benedetto Val di Sambro perché era in ritardo. Quel che non riuscì allora, è successo ieri mattina?

La strage, il massacro li hanno rivendicati più tardi i «Nar» a Roma e a Torino. Un'altra telefonata le ha smentite. Come smentita è stata anche una telefonata delle «Br» a Genova, come se fosse un truce e sciacallesco gioco.

Le prime ipotesi

Ma veniamo all'angosciosa cronaca della giornata, dopo la terrificante esplosione. Le autorità non si pronunciano durante tutto l'arco della giornata sulle cause dell'esplosione. E’ la prudenza di sempre, ma anche giustificata dalle responsabilità. E, tuttavia, in questa vacanza di notizie certe, serpeggia per prima una ipotesi: sono saltate per aria le caldaie della centrale termica, sistemata sotto le sale d'aspetto. E’ un'ipotesi, ma non confortata da alcun dato.

Ci vogliono ore, tuttavia, prima di avere la smentita. Non c'erano sotterranei, sotto le sale d'aspetto della stazione. Non c'erano sale termiche, non c'erano cantine o magazzini. Tutta l'ala dell'edificio crollata poggiava su un terrapieno.

Quanti sono i bimbi rimasti uccisi? Tanti, tantissimi. E' difficile fare un conto mentre scriviamo. Riferiamo soltanto la disperazione di un vigile del fuoco: «Ho fatto tanta fatica per liberarlo - diceva nel riporre due robuste cesoie per tranciare l'acciaio - e mi è morto in braccio. Era un bimbo di appena due o tre anni».

Un altro parla di un gruppo di bambini, letteralmente dilaniati in sala di aspetto. Li ha dissepolti dalle macerie e per lui "sembrano tedeschi".

La stazione era certamente affollata di turisti di tutte le razze. Di certo c'è che una colonia religiosa in partenza per Dobbiaco con 120 bambini si era data appuntamento alle 10,15 sul binario 7. All'appello pare manchino numerosi bambini. Da Ancona era da poco arrivato 1' «Adria express», diretto a Basilea. Due carrozze sono state investite in pieno dall'esplosione. Molti passeggeri sono rimasti feriti. C'è anche chi è morto di infarto e crepacuore. Altri viaggiatori che si trovavano oltre questo convoglio, sul terzo marciapiede, sono stati investiti da una tempesta di vetri infranti, scagliati via come proiettili in tutte le direzioni. Anche i cristalli dell'«Adria express» sono andati in pezzi, oppure quelli infrangibili, si sono gonfiati per la pressione dello spostamento d'aria. Sotto il treno sono stati estratti quattro, cinque, sei cadaveri.

Non bastano le autoambulanze. Vengono utilizzate per trasportare e medicare dove è possibile i feriti. Vengono impiegati anche gli autobus dell'Atc. Ne trasportano tre quattro alla volta. Le «équipes» dei pronto soccorso degli ospedali si sono spostate tutte in piazza Medaglie d'Oro, con le attrezzature di rianimazione e di anestesia.

 

HOME OIKOS | HOME INFORMAGIOVANI | HOME ANNI OSCURI | BACK