LA STAGIONE DELLE BOMBE 

di FERNANDO STRAMBACI
da "l’Unità" del 13 dicembre 1969

Spaventosa carneficina Milano. Tredici morti (ma questo numero sembra destinato tragicamente a salire) e un centinaio di feriti per un criminoso attentato fascista alla Banca Nazionale dell'Agricoltura nella centralissima piazza Fontana. Tra le 16,15 e le 16,30 un boato violentissimo ha squassato l'aria. Dalla porta della Banca dell'Agricoltura si è visto gente uscire di corsa e cadere a terra, mentre un fumo acre si diffondeva nella piazza. Alle prime persone accorse nella banca si è presentato uno spettacolo allucinante: decine di corpi sanguinanti, alcuni ridotti letteralmente a brandelli, sedie e tavoli rovesciati, documenti sparpagliati dappertutto. Al centro del salone per il pubblico, proprio dove era situato un massiccio tavolo restano solo i frammenti del mobile e un buco di 80 centimetri e profondo quasi altrettanto ad indicare dove era stato collocato l'ordigno. Uno dei primi accorsi, don Corrado Fioravanti ha detto: «Mi sono fatto forza e sono entrato nel locale devastato. C'era il classico odore di polvere bruciata, che io conosco bene perché ho fatto la guerra. Ho visto una quindicina di persone tra morte o moribonde. Non so bene, forse erano tutte morte. Ho dato loro l'assoluzione una per una. Poi ho dato, come potevo, assistenza ai feriti».
Di fronte alla carneficina non si voleva credere ad un attentato. Si parlava di esplosione della caldaia dell'impianto di riscaldamento. Poi la tragica, agghiacciante conferma: qualcuno aveva deliberatamente provocato il massacro. La coincidenza dell'attentato milanese con quelli avvenuti - quasi alla stessa ora - a Roma indicano un disegno preordinato.
«Mi trovavo al primo piano degli uffici quando una grande ventata mi ha scagliato contro un armadio». Chi racconta è Carlo Masanzani uno dei 280 impiegati della banca, che ha il suo posto di lavoro su uno dei due piani a balconate della banca. «Ho sentito un grande boato - ripete Masanzani - e sono finito contro l'armadio. Mi sono allora affacciato dall'alto e ho visto l'ufficio centrale della banca, dove un momento prima si trovavano almeno centocinquanta persone, quasi tutti commercianti e agricoltori, completamente devastato. Mi sono toccato e mi sono reso conto che perdevo sangue dalla fronte, da un braccio e dalle gambe. Il rumore dell'esplosione è stato terrificante».

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