Tre revolverate al commissario 

da "l’Unità" del 18 maggio 1972
di Ennio Elena

 

Ancora una criminale provocazione, ancora Milano: ieri alle 9,15 Luigi Calabresi commissario capo, funzionario dell’ufficio politico della questura, personaggio-chiave del’ "affare" Valpreda - Pinelli è stato ucciso a rivoltellate sotto casa, in via cherubini 6, nella zona di Porta Magenta. Ecco, nella ricostruzione fatta dalla polizia, l’attentato, compiuto con la spietata efficienza dei "killers" di mestiere. Poco dopo le 9 una "125" blu con l’antenna radio alzata imbocca via Cherubini proveniente da corso Vercelli. L’auto procede lentamente, passa davanti allo stabile numero 6, di fronte al quale è parcheggiata «a pettine» contro lo spartitraffico la «500» blu di Calabresi, targata MI A6941l. Sulla «125» ci sono due persone: l'autista e l'uomo che gli siede al fianco danno un'occhiata in giro e la macchina prosegue in direzione di via Mario Pagano. Giunta al termine dello spartitraffico l'auto svolta a sinistra e torna a percorrere via Cherubini dalla parte opposta. All'altezza di via Giotto la «125» urta di striscio, sorpassandola, una «Simca» appena immessasi in via Cherubini.

Il conducente dell'auto investita si ferma, sorpreso (secondo un'altra versione lo scontro sarebbe avvenuto dopo il delitto): la «125» prosegue, accelerando leggermente, giunge in fondo alla strada, piega a sinistra, ritorna sul lato dove si trova l'abitazione del commissario Calabresi.

Secondo un testimone quando la «125» si trovava all'altezza del palazzo dove abitava Calabresi, un uomo fermo davanti al portone ha chiuso un giornale, facendo così un segnale convenuto, e si è allontanato. Proprio in quel momento c'è stato il lieve urto tra l'auto degli attentatori e la «Simca», una circostanza che poteva mandare all'aria il piano predisposto. Per questo il conducente della «125» non si è fermato, ma ha leggermente accelerato. Se questo particolare è vero il giornale richiuso significava che il commissario Calabresi stava per scendere in strada. Gli attentatori dovevano raggiungerlo prima che partisse con la «500».

Luigi Calabresi attraversa il portone e saluta l'uomo delle pulizie, Benedetto Vasi di 60 anni, poi esce in strada. Intanto la «125» si è fermata una decina di metri oltre la casa di Calabresi, in seconda fila, davanti ad un negozio di frutta e verdura.

Un uomo descritto come alto e biondo, dall'aspetto distinto, scende dall'auto e si dirige verso il commissario. Questi sta per infilare le chiavi nella portiera dell'auto: l'attentatore gli arriva alle spalle e lo colpisce con tre rivoltellate. Il commissario cade a terra, nello spazio fra la sua «500» e una "Kadett" azzurra parcheggiata di fianco, in una pozza di sangue.

L'assassino, sempre con la pistola in pugno, ritorna di corsa alla «125» che parte con il motore imballato, i pneumatici che stridono per il violento attrito sull'asfalto.

L'auto si dirige verso via Mario Pagano, poi, invece, svolta a destra, percorre via Rasori e si ferma all'angolo con via Alberto da Giussano, dove viene abbandonata, con il motore acceso, davanti all'agenzia della Banca Popolare di Novara.

Intanto un vigile urbano chiama un'ambulanza della Croce Bianca di Vi alba: sono le 9,18. L'ambulanza arriva in via Cherubini dieci minuti dopo e trasporta il commissario all'ospedale San Carlo dove viene portato al reparto di rianimazione. Calabresi e, affidato alla cura della dottoressa Rosaria Crapis e agli infermieri della sua équipe. Viene tentata la rianimazione cardiaca e respiratoria ed eseguito un elettrocardiogramma che dà un tragico responso: Luigi Calabresi è morto, probabilmente sull'autoambulanza che lo portava all'ospedale. Sono le 10,30. Due rivoltellate lo hanno raggiunto alla testa (alla nuca e alla regione temporale destra), una alla schiena. Uno dei tre proiettili viene estratto: è stato sparato con una pistola calibro 38.

Davanti allo stabile di via Cherubini 6 si formano assembramenti, ad alcuni poliziotti saltano i nervi, viene malmenato un fotografo. Fra i testi ascoltati c'è Luciano Gnappi, di 26 anni, impiegato, abitante in via Cherubini al numero 4 che ha avuto modo di seguire più da vicino le tragiche sequenze dell'attentato. «Erano le nove e un quarto» ha detto il giovane «ed ero appena uscito di casa per recarmi al lavoro. Stavo per raggiungere la mia «Giulia» quando la mia attenzione è stata attirata da un uomo che indossava una giacca uguale alla mia. L'uomo ha attraversato la strada e si è insinuato in un varco fra una «500» e una «Kadett». E stato a questo punto che gli si è avvicinato un uomo sui 30-32 anni, con aria esagitata; indossava un abito sportivo. Subito dopo ho sentito degli spari, mi sembra due. Il commissario Calabresi si è abbattuto a terra, nello spazio fra le due automobili. L'uomo che aveva sparato è corso in avanti, con la pistola in pugno, lungo via Cherubini».

Graziana Dalle Sassa, quando ha sentito i colpi di rivoltella, stava parlando con un cliente all'ingresso del retrobottega. «Dalla posizione in cui mi trovavo ha dichiarato - non ho potuto vedere molto. Ho solo notato la «125» ferma in seconda corsia, in parte nascosta da una altra macchina. Non ho potuto rendermi conto se al volante c'era un uomo o una donna. Ho sentito chiaramente gli spari e poi arrivare una persona di corsa, che ha sbattuto la portiera della «125». Subito dopo la macchina è partita con uno stridio di gomme».

Giuseppe Musicco ha confermato che la sua «Simca» è stata urtata di striscio dalla «125» che non si è fermata. A quanto pare avrebbe aggiunto che al momento dell'incidente sull'auto investitrice c'era il solo conducente. In questo caso l'uomo con il giornale in mano fermo sotto l'abitazione di Calabresi potrebbe essere stato lo stesso assassino che avrebbe avvertito il complice di muoversi alla svelta perché il commissario stava per uscire.

In base alle indicazioni fornite dai testimoni (tutti concordano nel dire che si tratta di un individuo alto circa un metro e 85, che era vestito di verde, distinto e «dall'aspetto straniero») è stato tracciato un «identikit» dell'omicida distribuito a tutte le pattuglie della «Volante». Nel disegno che gli specialisti hanno ricavato dalle dichiarazioni dei testi, l'uomo ha i capelli corti e ricci e grandi occhi neri con sopracciglia folte. Nelle note che accompagnano l'«identikit» è indicata la statura dell'uomo e si dice che indossava una giacca verde e un paio di pantaloni dello stesso colore. Nel disegno l'individuo indossa un maglione a «girocollo». Un «identikit» è stato tracciato anche per il complice dello sparatore. Il disegno lo ritrae di profilo, con i capelli molto lunghi. Questo particolare ha fatto pensare che al volante della «125» ci potesse essere una donna. La tesi che l'attentatore sia uno straniero è stata in un primo tempo avallata dal sostituto procuratore dott. Viola il quale ha detto, a proposito dell'assassino: «A quest'ora sarà certamente all'estero».

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