LA STRAGE IMPUNITA

PERSONAGGI


Pinelli GIUSEPPE PINELLI

Ferroviere anarchico, fermato poche ore dopo la strage del 12 dicembre 1969 a piazza Fontana. Pinelli viene interrogato per tre giorni e alla sera del terzo giorno viene trovato morto nel cortile della questura, dopo essere precipitato dalla finestra della stanza dell'interrogatorio che si trovava al quarto piano. La versione ufficiale parla di suicidio, gli inquirenti cercarono di far credere che Pinelli si fosse tolto perché coinvolto nell'attentato. Non era vero. Come pure la ricostruzione delle ultime ore di interrogatorio.

 

Valpreda PIETRO VALPREDA

Milanese, figlio di piccoli commercianti, Valpreda comincia a lavorare come artigiano, ma ha la passione della danza e diventa ballerino di fila in una compagnia di avanspettacolo. E' anarchico. Frequenta i circoli libertari milanesi, dove incontra Giuseppe Pinelli.
Nel 1969 si trasferisce a Roma e frequenta il circolo Bakunin. Qui conosce Mario Merlino, militante di Avanguardia nazionale, che si dice anarchico. Con Merlino e un certo Andrea, un agente infiltrato della polizia, Valpreda fonda il gruppo XXII Marzo.
Valpreda arriva a Milano alle 6,30 di venerdì 12: è il giorno della strage. Deve presentarsi al giudice istruttore Amati. Ha in corso un processo per avere diffuso un volantino anarchico che diffama, dice l'accusa, il pontefice Paolo VI.
Alle 11 si incontra con i suoi avvocati. Ha l'influenza, con febbre alta. Torna a casa della zia, Rachele Torri; riuscirà a provare di essere rimasto a letto per tutta la giornata.
Il nome di Pietro Valpreda era stato fatto subito dopo la strage. Cornelio Rolandi, tassista milanese, rimarrà a lungo un pilastro dell'accusa, anche se la sua testimonianza, per il modo stesso in cui viene promossa, confrontata, e respinta quantomeno da Valpreda, presta subito il fianco a una serie di dubbi.

 

Calabresi LUIGI CALABRESI

Romano, è il vicedirettore dal 1968 dell'Ufficio politico della questura di Milano dove si occupa prevalentemente dell'attività dei gruppi estremisti. Nel 1969 partecipa alle indagini per la strage di piazza Fontana. Il suo nome viene associato alla morte dell'anarchico Pinelli, avvenuta in questura in circostanze mai del tutto chiarite e, comunque, senza che Calabresi fosse presente al fatto.
La sinistra extraparlamentare continuerà a indicarlo come il responsabile, anche se indiretto, della morte di Pinelli. Il 17 maggio 1972 il commissario Calabresi viene ucciso, davanti la sua abitazione di Milano con 5 colpi di pistola. Il 27 ottobre del 1975 il giudice istruttore Gerardo D'Ambrosio proscioglierà tutti gli imputati, agenti e funzionari di polizia, perché il fatto non sussiste.

 

Freda FRANCO FREDA

Nato ad Avellino e vissuto sempre a Padova, è un procuratore legale. Appartiene sin dal liceo alla gioventù missina, poi presiede il Fuan-Caravella di Padova, l'organizzazione degli studenti universitari del Movimento sociale italiano. Ma la militanza nel partito di Almirante dura poco. Freda, sostenitore delle teorie nazionalsocialiste, inizia a polemizzare da destra con la direzione dell'Msi, accusandola di compromesso con quella che definisce la democrazia moribonda della Repubblica. Nella sua piccola casa editrice, AR, pubblica il "Mein Kampf" di Hitler. Si proclama ammiratore di Himmler, e sostiene la supremazia della razza ariana. Stringerà rapporti con pino Rauti, aderendo a Ordine nuovo.

 

Ventura GIOVANNI VENTURA

Trevigiano, milita nell'Azione cattolica fino a quando un innamoramento giovanile, così definisce la svolta, lo spinge verso l'Msi. Per vivere insegna ginnastica, apre una libreria e diventa un piccolo editore. Amico di Franco Freda, proprio sotto la sua influenza ideologica pubblica una rivista ciclostilata dal titolo "Reazione", di tono neonazista. Stampa "La giustizia è come il timone: dove la si gira va", di Freda, un violento attacco alla magistratura e alla democrazia costituzionale. Proprio questa attività editoriale segnerà la sua evoluzione ideologica; dalle pubblicazioni di testi neonazisti, passerà via via a opera di intonazione opposta.

 

Giannettini GUIDO GIANNETTINI

Romano, è studioso di tecniche militari, ha importanti agganci con gli ambienti dei servizi segreti occidentali. Nel 1962 gli americani lo invitano alla Scuola della marina militare degli Stati uniti, ad Annapolis, perché vi tenga un corso di tre giorni sul tema "Tecniche e possibilità di un colpo di Stato in Europa". E' uno specialista dei metodi di controguerriglia per fronteggiare insurrezioni e guerre rivoluzionarie. Negli anni Sessanta organizza convegni e gruppi di studio, stende piani militari segreti, dirige agenzie di stampa. Il nome di Giannettini emergerà dalle indagini quando il professore trevigiano Guido Lorenzon dichiarerà al giudice Calogero che il suo amico Giovanni Ventura gli aveva fatto delle confidenze sugli attentati dinamitardi di quel periodo.

 



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