LA STRAGE IMPUNITA
Trent'anni dalle bombe di Piazza Fontana, Milano

strage di piazza Fontana




Il 12 dicembre 1969, con la bomba che esplode nella Banca Nazionale dell'Agricoltura, a Milano,  gli Italiani entrarono in una fase storica che sarebbe durata per più di un decennio: il terrorismo. Tutto ad un tratto, sulla scena nazionale comparivano morti ammazzati, non dalla polizia durante le dimostrazioni (com’era avvenuto un anno prima), non dalla mafia (le cui abitudini sanguinarie erano più oggetto di interesse folcloristico che politico), ma da qualcuno che faceva parte di qualcosa che i più ebbero difficoltà ad identificare. L’anno prima c’era stato il 1968, con le rivolte studentesche in tutto il mondo; nell’autunno le idee di cambiamento rivoluzionario erano entrate in comunicazione con gli operai in lotta per il miglioramento delle condizioni di lavoro. Il Partito Comunista Italiano aveva fatto un grande balzo in avanti nelle elezioni e, soprattutto, il vecchio regime dominato da una Democrazia Cristiana che raccoglieva anche i voti della destra più reazionaria, cominciava a scricchiolare. Gli USA stavano attraversando il loro periodo più nero, con una guerra logorante e impopolare nel Vietnam e una fortissima opposizione interna che sfociava in manifestazioni violente che scuotevano il sistema che doveva essere da esempio a tutte le nazioni occidentali. In Grecia, il regime dei colonnelli instauratosi in seguito al colpo di stato fascista del 67, perdeva sempre più credibilità. Anche l’Unione Sovietica era dovuta intervenire per reprimere duramente i tentativi cecoslovacchi di rendere più democratica la loro democrazia imbrigliata nel blocco comunista, e questo ne aveva ulteriormente intaccato la credibilità come modello alternativo al sistema capitalistico. Una bella confusione! Ci fu qualcuno che credette di ripercorrere le strade sperimentate con successo da Hitler e dai nazisti con l’incendio del Reichstag : compiere attentati, attribuirne la colpa alle sinistre e utilizzare la paura e il disgusto dei cittadini per dar vita ad un governo autoritario.

Dopo le bombe si cercò di accusare gli anarchici , forse perché, nell’immaginario collettivo questi rappresentavano qualcosa di oscuro, di senzadio, di intangibile e pericoloso. In realtà vennero scelti perché erano disorganizzati, ingenui, poveri e isolati dalle altre forze politiche. Uno di loro, il ferroviere Giuseppe Pinelli, volò da una finestra della questura di Milano, uno dei cui dirigenti era il commissario Calabresi (sull’omicidio del quale si sta svolgendo un interminabile vicenda giudiziaria). Un altro era un ballerino, che rimase in carcere per anni sino al punto in cui il parlamento italiano dovette votare una nuova legge per risparmiare a lui altre ingiuste sofferenze e allo stato, un’insostenibile vergogna. Un altro ancora, si professava anarchico, ma in realtà era un fascista che si era trovato in mezzo al gruppo degli accusati per uno di quei casi strani della vita: cercava di fare il provocatore (e probabilmente era stato addestrato a questo durante una visita compiuta ai colonnelli golpisti in Grecia), ma ,di fatto, si trovò coinvolto in una vicenda più grossa di lui che gli fece passare molti anni in carcere per poi ritrovarsi, anche lui, innocente. A trent’anni dalla strage, non si sa ancora chi siano i colpevoli.

Clinton ha fatto, recentemente, alcune ammissioni sul coinvolgimento della CIA in combutta con una parte dei fascisti italiani di allora. Il regime democristiano cercò di coprire tutto, così come gran parte degli apparati di sicurezza dello stato (quanti ufficiali dei servizi segreti, dei carabinieri, della polizia vennero, negli anni successivi, inquisiti e condannati per depistaggio!) ma, oggi, nessuno sa ancora esattamente chi sia stato a decidere la morte di cittadini innocenti la cui unica colpa era quella di trovarsi in una banca a cambiare un assegno, fare un versamento o pagare una cambiale.

Chi crede in una società giusta non ha bisogno di vendette per continuare a crederci, ma chiedere la verità è un diritto e un dovere!

L’umanità (o almeno una parte, forse la meno colpita nei suoi affetti più cari) già comincia a dimenticarsi i più orrendi crimini mai visti nella storia dell’umanità compiuti durante lo sterminio delle popolazioni ebraiche in Europa, durante la II Guerra Mondiale.
Dovremmo quindi anche  scordarci degli assassini di Piazza Fontana ? Siamo sicuri che non siano ancora fra noi ? Siamo sicuri che non possano ancora uccidere (magari in qualche altra parte del mondo) ? E soprattutto, siamo sicuri che la violenza, la menzogna di stato, la soppressione della verità, la sottomissione ai poteri economici degli apparati dello stato, siano stati completamente eliminati salla nostra società  ?

Possiamo, da ultimo, accettare di vivere in una nazione di serie B in cui ‘certi’ crimini non trovano mai un responsabile ? Ci possiamo sentire sicuri di vivere in una democrazia ?
Lo scopo di questo sito non è commemorativo: alle commemorazioni ci penserà sicuramente la politica ufficiale con le sue lacrime di coccodrillo e le promesse che non verranno mantenute per non disturbare gli interessi di quelli che ancora contano !

Quello che cercheremo di fare è:

1- Reinterpretare gli eventi
2- Raccogliere testimonianze
3- Acquisire e diffondere nuovi elementi di informazione e controinformazione
4- Dimostrare che c’è chi non accetta l’oblio

E, soprattutto

Far capire che la tentazione a seguire la strada della violenza, della sopraffazione e della menzogna necessita di cure lunghe e difficili per essere debellata, e che non bisogna mai abbassare la guardia o far finta di dimenticare: la prossima volta potrebbe toccare a noi !

 



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