LA GRANDE PAURA DEI COLONNELLI 

Da "L’Unità" del 21 marzo 1971
di Marcello del Bosco

 

Vengono alla luce i primi indizi sui legami tra i promotori del complotto e elementi dei corpi armati dello Stato. Nelle sedi fasciste, perquisite dalla polizia, sono state sequestrate liste con i nomi di circa 200 ufficiali dell'esercito e agenti del Sid che, almeno secondo i compilatori, erano «disponibili»: insieme è stato trovato un «dossier» sulle forze armate, con numerosi appunti sulle possibili «utilizzazioni». Inoltre, secondo indiscrezioni, la notte fra il 7 e l'8 marzo, un manipolo di sediziosi, circa 30 persone sarebbero riuscite a introdursi dentro il Ministero dell 'Interno, nascondendosi in uno scantinato, in attesa dell’ "azione" Il gruppo sarebbe stato bloccato all'ultimo momento dal contrordine. E'evidente che, per introdursi dentro il Viminale, debbano aver goduto di clamorose complicità.

Siamo ancora ai primi passi, ben altro cammino bisogna fare sulla strada appena imboccata: e la cronaca ne fa puntuale conferma. Borghese non si trova, sulla sua fuga pesano pesanti sospetti: un solo fermo è stato compiuto nella giornata di ieri; altri esponenti neofascisti risultano spariti da Roma senza troppe difficoltà; dei finanziatori non si fa cenno: i 25 arresti, ventilati come imminenti, ancora non si vedono. E ormai sono passati oltre quattro giorni dalle prime denunce sulla cospirazione, quanto basta per fare un primo «punto».

Spagna, Israele, Corfù, Trieste, o magari la casa di qualche insospettabile «fedelissimo» nella stessa Capitale? Borghese, per ora, non si trova: è scomparso dalla circolazione poco prima che trapelassero le rivelazioni sul complotto, e insieme a lui sembra sparita una sedicente contessa missina. Gli «intimi» sostengono che sono fuggiti insieme, probabilmente in Spagna, a Madrid, dove vive Otto Skorzeny, ex colonnello nazista grande amico di Borghese, come lui trucidatore di cittadini inermi comandante delle SS che "liberarono" Mussolini sul Gran Sasso. Secondo altri Borghese avrebbe invece accettato quella proposta che Dayan gli fece anni or sono: di recarsi cioè a Tel Aviv per addestrare gli uomini-rana dell'esercito israeliano. Ieri sera, inoltre, si è diffusa la voce secondo cui si sarebbe rifugiato a Corfù.

Ci sono poi numerose segnalazioni, da diverse parti di Italia. In particolare Borghese sarebbe stato visto uscire da una villa di Fiesole, sulle colline di Firenze: poi sarebbe stato notato al volante di una Mercedes sulla strada che porta da Venezia a Trieste.

Comunque, è stato confermato che a Borghese non era stato ritirato il passaporto, mentre su di lui pesavano gravissime accuse, la sua casa era stata perquisita, l'arresto era nell'aria.

Quel pomeriggio del 7 dicembre la parola d'ordine era stata passata attraverso degli inviti per assistere alla proiezione di un film su Berlino. Il primo gruppo si riunì nella palestra «Folgore» di via Eleniana, a Santa Croce in Gerusalemme, di proprietà dell'Associazione nazionale paracadutisti: circa trecento individui, in buona parte ex della famigerata «Decima mas» e delle altre, tristemente famose, divisione «Monterosa» e brigata «Enea». Il secondo gruppo, altrettanto consistente, si ritrovò in una palestra del Tuscolano, in via Diana. Il terzo infine, a viale delle Milizie, sempre in un locale dell'Associazione paracadutisti. L'attesa dell'"Ordine" che doveva giungere da un momento all'altro si protrasse per oltre cinque ore. Poi, all 3,30 del mattino, l'annuncio di Borghese: «tutto rinviato, per sopraggiunte complicazioni... Che cosa doveva avvenire?

Le indiscrezioni sono diverse, i punti accertati pochi. Quelli che sembrano saper tutto sono gruppi neofascisti «dissidenti». Così, nel bollettino di gennaio degli ex repubblichini di Salò si raccontava ampiamente del «fallito golpe», e si metteva in berlina Borghese e la sua «corte» per l'impreparazione che aveva bruciato sul nascere quel complotto. Secondo un volantino di un'altra formazione di estrema destra "Lotta di popolo", i tre gruppi avrebbero dovuto convergere sul Viminale, per occupare prima il ministero dell'Interno e successivamente la RaiTv, in modo da mandare in onda il messaggio "alla Patria e al popolo"Ben poco credito si può dare a questo volantino, tuttavia vi sono dei particolari che risultano anche alla polizia. In effetti un ufficiale in divisa pistola alla mano ,invitò i «camerati» a sciogliersi poco prima dell'arrivo di Borghese, annunciando che da fuori Roma stavano affluendo colonne motocorrazzate dei carabinieri.

Due, a quanto sembra, i motivi che spinsero Borghese ad annullare «l'azione»: l'imprevisto arrivo di reparti di polizia e carabinieri e il dietro front di alcuni alti ufficiali che avrebbero dovuto «dare una mano».

Ieri mattina sono state compiute altre perquisizioni. Non si sa cosa è saltato fuori. E'trapelato invece il contenuto di alcuni documenti sequestrati nei giorni scorsi agli arrestati: e si tratta di un dossier di estrema gravità. E stato trovato innanzitutto un rapporto di ben 187 cartelle dattiloscritte sullo «stato delle forze armate», suddiviso arma per arma, con diversi appunti sulle possibilità di «utilizzazione». Inoltre sono state trovate delle liste con nomi e indirizzi di ufficiali delle forze armate «disponibili»: alcuni aderenti al «fronte», altri simpatizzanti. In questo elenco vi sono anche nomi di militari che fanno capo al Sid.

I ministri degli Interni e della Difesa, Restivo e Tanassi, dovranno dare una risposta su parecchi punti oscuri. Sono venute le liste di ufficiali «disponibili», è venuto fuori che ai campeggi fascisti veniva fornito materiale dell'esercito, è venuto fuori che gli accoliti di Borghese si riunivano nei locali di una associazione che riceve sovvenzioni da parte dello Stato.

 

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