el
luglio scorso, il Senato ha approvato una serie di emendamenti alla
cosiddetta Legge Smuraglia che, secondo i sindacati, rischiano di
stravolgerne il senso, abbassando o addirittura annullando le forme di
tutela originariamente previste per le lavoratrici e i lavoratori. In
particolare, Nidil (la struttura della CGIL che si occupa dei lavori
"atipici") denuncia che, nel testo modificato dal Senato,
sono spariti i riferimenti ai minimi contrattuali e le norme che
impedivano alle aziende di fissare un orario di lavoro per i
collaboratori; le norme sulla rappresentanza dei lavoratori sono
divenute pericolosamente ambigue e - questione forse più grave di
tutte - è stato cancellato il divieto di trasformare il rapporto di
lavoro da dipendente a collaborazione.
Entrando
nel merito dei punti evidenziati dai sindacati, effettivamente si nota
il generale indebolimento delle tutele e delle garanzie che il testo
presentato al Senato prevedeva, con il risultato di ridurre, fin quasi
a far scomparire, ogni forma di tutela per le lavoratrici e i
lavoratori "parasubordinati".
E' sparito
ogni riferimento ai minimi contrattuali, aprendo la strada a salari
dimezzati. Il governo vuole assimilare sempre di più i
parasubordinati al lavoro autonomo. Solo che, per i professionisti, ci
sono addirittura i minimi "tabellari". In questo caso, ci
sarebbe una contrattazione senza alcun vincolo.
Orario
di lavoro: il testo originario escludeva categoricamente la
possibilità per le aziende di definire orari di lavoro rigidi per
lavoratori inquadrati con contratti "parasubordinati". Nella
nuova versione proposta dal Governo, invece, il passaggio è stato
cancellato, aprendo di fatto la porta all’adozione di un orario di
lavoro anche per gli "atipici" senza avere neppure i limiti
di orario previsti nel caso dei dipendenti. E' palese la
contraddizione fra un testo di legge che definisce i collaboratori
sempre più autonomi e flessibili e poi introduce vincoli d'orario
rigidi come per i dipendenti.
Salari:
il Senato aveva indicato un punto di riferimento certo per i
lavoratori parasubordinati, i minimi definiti dai contratti collettivi
di lavoro delle categorie o le tariffe del lavoro autonomo. Ma anche
questa norma è stata cancellata dando, in sostanza, alle parti -
committente e collaboratore - la possibilità di fissare volta per
volta prestazioni e salari, e non è difficile immaginare come si
svolgeranno le "contrattazioni" fra lavoratori bisognosi di
impiego e datori di lavoro liberati da ogni vincolo e con una
vastissima possibilità di scelta.
Per
gli imprenditori che mascherano lavoro dipendente con contratti di
collaborazione, erano previste sanzioni come la trasformazione
automatica in assunzione stabile in forma subordinata, dei contratti
"parasubordinati". Nella nuova versione del provvedimento, l’assunzione
potrebbe anche avvenire con la forma del contratto a tempo determinato
se l'azienda, di fronte al giudice, dimostra che, al momento
dell'inizio della collaborazione, poteva stipulare un'assunzione a
termine. Per i lavoratori che hanno scelto la via legale per vedere
riconosciuti i propri diritti, il contratto a tempo determinato
sarebbe l’anticamera del licenziamento definitivo; inoltre, dalla
nuova proposta di legge viene cassato anche il divieto di trasformare
rapporti di lavoro dipendente in rapporti di collaborazione coordinata
continuativa.
Informazioni:
contraddicendo nuovamente l'impostazione del lavoro autonomo, la
legge nega ogni relazione automatica tra le informazioni che il
committente deve garantire - sia in materia di sicurezza che sul piano
professionale - mentre introduce a carico del collaboratore l'obbligo
di fornire ogni informazione che consenta al committente un controllo
sulla realizzazione della prestazione.
Nel
nuovo testo, infine, non c’è alcun aggancio alle norme sulla
rappresentanza sindacale; in teoria, quindi, tutte le organizzazioni
possono essere abilitate a definire con le controparti imprenditoriali
contratti di lavoro atipici. In questo modo anche organizzazioni di
diretta emanazione imprenditoriale potranno firmare accordi con gli
stessi imprenditori.
CGIL-CISL-UIL
hanno presentato al Governo riflessioni e suggerimenti di modifica, in
vista del dibattito alla Camera dei Deputati; certo, così come è
venuta a configurarsi fino ad ora, la proposta di legge nata per
introdurre elementi di tutela e garanzia rischia di trasformarsi nel
suo contrario: l'ennesimo provvedimento teso a deregolamentare il
mercato del lavoro, consegnando nelle mani dei datori altri strumenti
per disporre a proprio piacimento e secondo le proprie esclusive
esigenze della forza lavoro.