Il lavoro in cooperativa

 

Il movimento cooperativo nasce alla fine del XIX secolo, sulla spinta di braccianti e mezzadri in cerca di terre da coltivare; successivamente, si costituiranno anche cooperative nei settori dell'industria e della produzione in genere, della pesca, dell'edilizia, dei trasporti e del consumo.

Lo spirito originario della cooperazione consisteva nell'associazione di persone che si prefiggevano lo scopo di lavorare insieme, senza vincoli di subordinazione l'uno con l'altro, essendo tutti padroni del proprio lavoro e della propria impresa.

Nell'arco di pochi anni, il movimento cooperativo conobbe una grande diffusione, seguendo due orientamenti politico-culturali: le cooperative "rosse" (di ispirazione repubblicana e socialista) e quelle "bianche" (di ispirazione cattolica). Questi orientamenti, attraverso grandi mutamenti, sono quelli tuttora maggioritari nel movimento cooperativo, dove i due più grandi organismi di rappresentanza sono la Lega delle Cooperative (Legacoop) e la Confederazione delle Cooperative (Confcooperative).

Dopo la parentesi del ventennio fascista, il movimento cooperativo trovò rilancio e legittimazione nel nuovo ordinamento repubblicano, che ne riconosce la peculiarità anche a livello costituzionale (art. 45 della Costituzione).

Negli ultimi due decenni, il movimento cooperativo ha conosciuto il doppio fenomeno di una sua ulteriore crescita quantitativa e dell'avvio di profonde modificazioni legate a quella crescita; in sintesi, è andato progressivamente indebolendosi l'originario spirito solidaristico ed egualitario, sostituito da impostazioni aziendaliste sempre più affini a quelle dell'impresa tradizionale.

Sempre negli ultimi due decenni, il movimento cooperativo è stato interessato dal coinvolgimento nella gestione di attività di pertinenza pubblica, come la gestione di servizi per conto della Pubblica Amministrazione, che tende ad esternalizzare funzioni che in precedenza gestiva direttamente, come, per esempio, i servizi di assistenza sociale.

Le diverse tipologie di cooperativa

Fino al 1991, le cooperative si distinguevano - ai fini dell'iscrizione negli appositi registri prefettizi - sulla base dell'attività svolta, nelle seguenti sezioni:

Con la legge n. 381 del 1991, è stata istituita la sezione della cooperazione sociale, che merita una particolare attenzione per le novità che ha introdotto e per lo sviluppo che ha conosciuto di recente.

La particolarità del rapporto di lavoro in cooperativa è costituita dal fatto che, in teoria, non esistono i ruoli del proprietario-datore di lavoro e dei dipendenti a lui subordinati, poiché si sarebbe in presenza di un'entità collettivamente proprietaria dell'azienda; le decisioni spettano all'assemblea dei soci che formano la cooperativa ed eleggono gli organismi demandati alla gestione, come il Consiglio di Amministrazione.

In base a questa teoria, dunque, il rapporto di lavoro in cooperativa non dovrebbe contemplare alcuni elementi economici e normativi propri del lavoro subordinato - quali, a titolo di esempio i Contratti Nazionali, le rappresentanze sindacali - e sanciti da una numerosa produzione legislativa, di cui il provvedimento più conosciuto è la legge n. 300 del 1970, meglio nota come Statuto dei Lavoratori. Tuttavia, la crescita quantitativa delle cooperative ha determinato nei fatti lo stabilirsi di relazioni e assetti organizzativi analoghi a quelli delle imprese tradizionali, rendendo necessaria l'estensione delle tutele contrattuali e sindacali anche ai soci lavoratori di cooperativa; nell'edilizia, per esempio, i lavoratori costituiscono le proprie rappresentanze sindacali anche nelle cooperative e i parametri economici sono per tutte le imprese, quindi anche le cooperative, quelli stabiliti dai Contratti Nazionali di riferimento. Il comparto che più stenta ad adeguarsi a questa realtà è quello della cooperazione sociale, per il quale esiste sin dal 1992 un Contratto Collettivo Nazionale sottoscritto dalle organizzazioni sindacali e dalle associazioni di rappresentanza del movimento cooperativo (le citate Lega e Conf, oltre alle associazioni "minori" AGCI e UNCI); orbene, in tutto il Centro-Sud , ma anche in zone significative del Settentrione, le cooperative sociali non ritengono di essere chiamate all'applicazione ai propri soci lavoratori di quanto disposto dal Contratto Nazionale sottoscritto.

In Parlamento giacciono da due legislature proposte di legge tese ad introdurre esplicitamente l'applicazione della legge 300/70 anche ai soci di cooperativa. Nel frattempo, alcuni enti locali hanno deliberato in materia, imponendo il rispetto della legge 300/70 alle cooperative che operano per loro conto: nel 1999, per esempio, è stata la Giunta del Comune di Brescia ad esprimersi in questo senso e il 31 luglio 2000 il Consiglio Comunale di Roma ha approvato una Delibera di Iniziativa Popolare che impone a tutte le cooperative che operano per suo conto il rispetto dei Contratti Nazionali per tutte le lavoratrici e i lavoratori che impiegano, prevedendo - in caso di inosservanza - la revoca immediata del rapporto.

> Giurisprudenza: una raccolta di sentenze in materia di rapporti di lavoro in cooperativa pubblicate dalla rivista Diritto & Lavoro

> Legislazione in materia di cooperative

Legge n. 422, 25 giugno 1909 Costituzione di consorzi di cooperative per appalti di lavori pubblici

Regio Decreto n. 278 (1), 12 febbraio 1911 Approvazione del regolamento relativo alla concessione di appalti a Società cooperative di produzione e lavoro e alla costituzione dei Consorzi di cooperative per appalti di lavori pubblici.

Decreto legislativo del capo provvisorio dello stato n.1577, 14 Dicembre 1947 Provvedimenti per la cooperazione

Legge n. 381, 8 novembre 1991 Disciplina delle cooperative sociali

Legge n. 59, 31 gennaio 1992 Nuove norme in materia di società cooperative.

> Nasce un nuovo istituto societario: le piccole società cooperative

> Come si costituisce una cooperativa