IL CONTRATTO DI COLLABORAZIONE

 

Se la collaborazione riguarda una sola impresa e si svolge con continuità, il rapporto rientra nella categoria delle collaborazioni coordinate e continuative equiparate al lavoro autonomo. In questo caso è prevista una minima copertura previdenziale attraverso il versamento di un contributo del 10% della retribuzione pattuita (2/3 a carico dell’impresa committente e 1/3 a carico del lavoratore). La contrattazione è individuale e non esiste alcuna tutela né garanzia in particolare per quelle professioni che non hanno un ordine professionale (in caso di maternità, ad esempio, l’impresa può troncare il rapporto).

I Rapporti di collaborazione sono diffusi soprattutto in questi settori: promozione finanziaria e assicurativa, dimostrazione di prodotti, interviste telefoniche, sviluppo software, attività per case editrici. Alcune società hanno più collaboratori che dipendenti. Più di un soggetto, tra cui il sindacato, ha avanzato l’idea di far valere modalità generali di tutela adeguate a questa forma di lavoro, per riequilibrare il rapporto esistente tra singolo lavoratore e impresa.

Se in un contratto di collaborazione ci sono i vincoli tipici del rapporto di lavoro subordinato, quali orario prestabilito da rispettare, subordinazione agli ordini ricevuti, giustificazione per malattia ecc. può essere intrapresa un’azione legale affinché venga riconosciuta la reale natura del rapporto.