MOZIONE ASSEMBLEA FACOLTA' LETTERE E FILOSOFIA
febbraio 8 1968

Ciò che caratterizza il movimento studentesco attuale è la coscienza politica della necessità di un intervento diretto delle masse studentesche contro la struttura di classe dell'università. Ciò significa la negazione della formula del riformismo democratico, negazione che si attua politicamente nel tentativo di imporre una strutturazione della scuola tale che non può essere accettata senza rompere le strutture politico-sociali che garantiscono quella egemonia.

L'università non può essere considerata un centro autonomo, ma uno strumento del potere del sistema capitalistico.

LA LOTTA CONTRO L'AUTORITARISMO accademico necessariamente implica un lotta alle basi reali, nella società e no solo nell'università, di questo autoritarismo si che non è possibile vincere la prima battaglia senza affrontare e creare le condizioni una soluzione positiva della seconda.

Se le due prospettive si separano, il risultato è il restringimento della lotta ad un fatto interno all'università e quindi integrabile con il sistema e l'illusione che l'università diventi, in quanto tale, la matrice e la forza politica di una rivoluzione complessiva. E' invece necessario definire i limiti politici di una contestazione a livello delle strutture universitarie, e individuare le connessioni fra questa battaglia e le ipotesi di lavoro rivoluzionarie a livello politico generale.

LA SCUOLA E' UNA SOVRASTRUTTURA del capitale, che non va confusa con la struttura stessa. La ristrutturazione « culturale»; la rielaborazione dei contenuti e delle metodologie di ricerca; l'esigenza di scelte culturalmente antagonistiche alle attuali; la realizzazione di un nuovo rapporto tra didattica e ricerca che definisca un tipo di condizione dello studente che sia contraddittoria con un ruolo funzionale al sistema; la prefigurazione effettiva di una università alternativa, il cui tessuto vitale operativo sia eversivo nei con; fronti della funzionalità richiestagli dal « sistema » capitalistico (abbattimento della scuola come struttura classista e funzionale al sistema), si riallacciano alla necessità di individuare i nessi politici fra struttura universitaria e meccanismo del sistema e di far crescere una coscienza anticapitalistica fra gli studenti.

LA LOTTA NELL'UNIVERSITA' PER FARE DELL'UNIVERSITA' UN PUNTO DI DISFUNZIONE DEL SISTEMA è un momento marginale e particolare della lotta di classe.

Il collegamento necessario con la classe operaia non va inteso nella forma del rapporto con le istanze dirigenti attuali del movimento operaio, e della delega a partiti e organizzazioni della contrattazione o realizzazione degli obbiettivi. Va intesa al contrario, sia come integrazione oggettiva nella lotta di classe, che nel senso del collegamento con le forme e i contenuti di lotta che la classe operaia esprime in senso rivoluzionario.(Ciò costituirebbe una forma di integrazione della lotta: ciò è sicuramente prevedibile se si considera la conduzione che queste organizzazioni hanno mostrato di dare alla linea politica del movimento operaio).

Il quesito è: in questa realtà si può costruire una università « rossa »?
No.

Ma si può organizzare il dissenso alla struttura attuale prefigurando una università «diversa », puramente negativa nei confronti delle finalità del sistema.

IL SECONDO MOMENTO collocato si questa linea è quello della mobilitazione de movimento studentesco su obbiettivi che abbiano una capacità di incidere direttamente sul processo di accumulazione capitalistica (il sistema non può concedere oggi più di quanto sia funzionale al suo sviluppo).

Poiché la natura di classe dell'università si manifesta non solo sul piano delle forme e dei contenuti culturali, ma anche in nome di una discriminazione della base sociale su cui si effettua il reclutamento universitario, tali obbiettivi (che possono essere anche intesi nel senso della trasformazione dell'università in una scuola di massa) Possono essere: l'abolizione totale del sistema di tassazione; il salario generalizzato a tutti gli studenti, equiparato al livello dei salari; il salario integrativo alle famiglie cui l'università sottrae forza lavoro necessaria al suo sostentamento.

Questi obbiettivi Possono essere collegati come scelta politica degli studenti alla lotta di classe.Solo realizzando questo collegamento la proposta dei controcorsi non è un fatto velleitario e di élite (i controcorsi tuttavia al momento attuale, possono fornire strumenti adeguati di lavoro ad una frazione di studenti già sensibilizzata politicamente.

Va detto inoltre che una trasformazione radicale delle strutture universitarie non può prescindere da una trasformazione radicale dell'intera struttura scolastica (a livello della scuola media superiore si compie la più violenta decimazione su base sociale).

L'OCCUPAZIONE DI SINGOLE AULE,

sostitutive delle lezioni dei professori; l'imposizione di dibattiti su argomenti scelti dagli studenti; l'occupazione a « singhiozzo», immediata ed imprevedibile; l'impedimento delle attività accademiche in ogni forma possibile; l'occupazione dell'università: sono le forme di lotta che oggi proponiamo.

TRA MIOPIA E VELLEITARISMO esiste una linea: seguirla è un mestiere difficile. Noi ci battiamo anche in quel luogo, nel quale ci ha posto una discriminazione di classe, e nel quale anche è nostro compito svolgere un ruolo di agitazione.

Il capitalismo tende a una esperienza totalitaria: qualsiasi contraddizione serve a combatterlo.

L'occupazione: a che serve? Quand'anche servisse solo a misurare le forze, a far amare agli studenti un modello di università, a fa sentire loro la sua impossibilità, capirne 1e ragioni e opporvisi, sarebbe già sabbia nell'ingranaggio. Non olio.

Seguono i nomi.


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