APPROVATO DALL'ASSEMBLEA DELLA FACOLTA' DI LETTERE, 6 FEBBRAIO 1968

Noi occupanti la Facoltà di Lettere consideriamo che l'insuccesso di tutte le rivendicazioni avanzate per anni dal movimento studentesco è di peso essenzialmente dalla mancanza di potere effettivo da parte degli organismi che avevano la pretesa di rappresentare gli studenti (UNURI, ORUR, associazioni tradizionali). Pensiamo che la nostra battaglia debba procedere secondo la strada che si è cominciata a seguire in questa occupazione, cioè senza che gli studenti deleghino a nessuno la direzione della loro lotta.

Identifichiamo come caratteristica fondamentale dell'attuale struttura universitaria il suo carattere di selettività, selettività che si articola in due momenti:

1) l'Università è una struttura di classe nella misura in cui esclude nei fatti coloro che per motivi di bisogno economico sono costretti a cercare una occupazione retribuita alla fine della scuola dell'obbligo;

2) all'interno poi di quella minoranza che è riuscita ad entrare nell'Università sussistono discriminazioni ulteriori di natura culturale ed educativa.

L'Università infatti:

a) non mette a disposizione degli studenti strumenti materiali di ricerca, cosicché solamente coloro che possono provvedervi con mezzi propri riescono a colmare questa lacuna.

b) non fornisce una metodologia critica che renda gli strumenti di lavoro di una utilizzazione alternativa alla logica del sistema.

All'interno di questo metodo d'insegnamento lo studente si trova ad essere oggetto passivo, privo di ogni incidenza. Sono infatti i professori che detengono tutto il potere in tutte le fasi del lavoro universitario:

- scelta degli argomenti sui cui svolgere la ricerca;
-metodi di svolgimento di essa;
- controllo dell'accettazione dei contenuti da parte dello studente con lo strumento dell'esame.

E' questo l'autoritarismo accademico, attraverso il quale la struttura gerarchica della società si ripresenta nell'Università e si crea gli strumenti per la sua perpetrazione.

Dalla mancata comprensione del rapporto esistente fra i due momenti in cui si articola il carattere selettivo dell'Università, è derivato il sostanziale fallimento della lotta che il movimento studentesco ha condotto finora.

Cardini di questa lotta sono stati la richiesta di una compartecipazione passiva alle scelte effettuate dal potere accademico (politica degli organismi rappresentativi), oppure l'astratta richiesta della democratizzazione dell'Università così come è attraverso l'allargamento della sua base sociale (richiesta del diritto allo studio).

Oggi invece la rivendicazione del diritto allo studio acquista un nuovo significato con l'istanza di uno studio metodologicamente e qualitativamente diverso. E' solo attraverso l'allargamento del servizio universitario a tutto il corpo sociale che le proposte di una nuova gestione dello studio acquistano significato reale.

Un'Università limitata nella sua base socialenon può essere che autoritaria.

All' autoritarismo contrapponiamo il potere studentesco.

L'Università in lotta identifica come suo momento decisionale l'assemblea generale. Il potere che ad essa è attribuito non significa soltanto contrattare su più vasta scala con la controparte, bensì decidere concretamente le forme e i contenuti del lavoro universitario. Gli studenti tolgono l'iniziativa al corpo accademico e riconoscono che nulla di ciò che interessa loro può essere escluso dall'Università e tutto ciò che vi si studia può essere messo in discussione. A questo scopo, le commissioni in cui si articola l'assemblea, sottopongono a critica la didattica e contemporaneamente dissacrano il prestigio dei professori dimostrando che il possesso da parte loro degli strumenti culturali e della qualificazione tecnica è il canale attraverso cui la società _impone i suoi valori e l'adesione ai suoi moduli di comportamento.

In questa opera le commissioni individuano nuovi temi di ricerca e pongono l'esigenza di far confluire il loro lavoro nella organizzazione di corsi, le cui caratteristiche sono:

- selezione del tema da parte degli studenti e dei professori su un piano di parità;
- utilizzazione dei professori e di altre persone anche estranee alla logica della carriera accademica come esperti a disposizione degli studenti.

Tali corsi esplicheranno il massimo della loro funzione in un'università che abbia abolito le assurde divisioni in facoltà e centrata nel principio della interdisciplinarietà, e in cui sia assicurata la possibilità di partecipazione a tutti sia dal punto di vista delle strutture edilizie e di ricerca sia soprattutto dal punto di vista economico (salario generalizzato senza condizioni).

In questo contesto l'occupazione rappresenta non un momento episodico di lotta, né una manifestazione di solidarietà a una campagna sulla riforma universitaria che si svolge sopra le nostre teste. Essa rappresenta invece da un lato la maturazione di un'analisi cosciente e l'inizio di una lotta permanente contro la struttura autoritaria, dall'altro l'esperienza pratica del nuovo modo di fare lo studio e la ricerca.

 


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